Dsa, sono quasi 280mila in Italia! Ma non è una malattia, anche se occorre un aiuto

Una volta erano considerati gli alunni difficili, disattenti, ingestibili. Poi, per fortuna, la scienza ha compreso che il loro era un disagio. Disagio non ancora catalogato nella didattica. Dislessici e disgrafici sono così entrati nelle aule sotto un’altra veste. Ora sono ascritti ai Dsa, disturbi specifici dell’ apprendimento che in Italia colpiscono il 3,2% della popolazione scolastica. Negli ultimi anni, poi, il loro numero è aumentato in maniera vertiginosa. Più 88% i dislessici e più 164% i disgrafici, per un totale di 276mila studenti. Un piccolo esercito alle cui esigenze, troppo spesso, la scuola non riesce a dare risposta. Un esercito il cui numero non accenna a diminuire.
Insomma, quello sulla dislessia è una questione complessa che coinvolge un po’ tutti: ci sono professori che segnalano i casi alle Asl e altri che non lo fanno, genitori in confusione che non sanno bene a chi rivolgersi. E ragazzi, che rischiano di pagare il prezzo più alto. Anche la comunità degli psicologi è divisa: ci sono quelli «vecchio stampo» secondo cui l’eccesso di diagnosi è un effetto collaterale della mancanza di pazienza da parte degli insegnanti e quelli che invece si affidano alle diagnosi per avviare nuovi percorsi per potenziare l’apprendimento. Risultato: per avere un certificato un alunno aspetta tra i sei mesi e un anno.
Eppure, come spiega Maria Sorbi sul Giornale, “Avere un documento che certifichi il disturbo è fondamentale per gli studenti: innanzitutto perché dà accesso, durante il percorso scolastico, a strumenti compensativi (utilizzo di supporti tecnologici) e misure dispensative (più tempo per svolgere i compiti in classe, utilizzo di supporti tecnologici) e poi perché – in alcuni casi, non sempre – agevola l’ accesso all’ indennità di frequenza, una somma prevista dalla legge 289 del 1990 con cui lo Stato eroga 293,75 euro ai minori con «difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria età”. Oltre agli alunni con disabilità, talvolta questo contributo viene concesso anche a studenti Dsa e Adhd (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) o con disturbi del comportamento alimentare. La cifra può servire a sostenere le spese per le sedute con gli psicologi o i percorsi di recupero.
Bisogna ricordare che gli alunni con Dsa non hanno bisogno di un insegnante di sostegno, non hanno un deficit dovuto a una malattia. Sono bambini intelligenti che hanno solo un disturbo, un metodo differente di apprendere le cose.
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