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Il numero di morti e contagi è agghiacciante: dati e previsioni

Agghiacciante. Non ci sono altri aggettivi per definire il numero di morti e contagi per coronavirus. Ancor più terribile la percentuale dei contagiati che necessita di ricovero in ospedale e di terapie in sala di rianimazione. Nonostante molti italiani non lo abbiano ancora compreso e non hanno modificato le proprie abitudini di vita, la situazione è allarmante. Eppure in molti hanno deciso di trascorrere il weekend in giro, tra aperitivi e serate nei locali, spesso tante persone ammassate l’una sull’altra senza rispettare la disposizione del metro di distanza.

I NUMERI

Gli ultimi dati disponibili diffusi dalla Protezione Civile e dal Ministero della Sanità non lasciano spazio ad interpretazioni. Non è un caso se anche i medici sul “fronte di guerra” non sanno più come fare per rivolgere appelli agli italiani di restare in casa per evitare la diffusione del contagio. All’8 marzo i casi di contagio per coronavirus sono 7375 e se meno del 10% è guarito – con 622 persone che non presentano più sintomi – quasi il 5 per cento ha trovato la morte: sono 366 i decessi dall’inizio dell’epidemia. Ma a preoccupare non sono solo i morti: attualmente si trovano ricoverati in terapia intensiva 655 pazienti, quasi il 10 per cento dei contagiati. Il 50% necessita invece del ricovero in ospedale: quasi 3600 persone. Gli ospedali lombardi sono già sul punto di alzare bandiera bianca, si comincia a fare scelte su chi provare a salvare per primo per la carenza di posti in rianimazione e per mancanza di strumenti adeguati.

LE PREVISIONI

Se le proporzioni tra contagiati e ospedalizzati restasse questa – tanto più quando il picco di contagi sembra ancora lontano – è facile comprendere cosa ci aspetterà nei prossimi giorni. L’unico appiglio resterà verificare le (tardive) misure prese dal governo istituendo zone rosse nei luoghi del focolaio e la chiusura delle scuole. E poi c’è la responsabilità individuale: non ammalarsi per sé stessi, ma anche per non diffondere ulteriormente il contagio ad amici e parenti. Il numero dei contagiati raddoppia ogni 3 o 4 giorni. Ed è ovvio che più i numeri sono grandi e più i raddoppi significano migliaia di persone in pericolo. Tra soli tre giorni i contagiati potrebbero diventare già 15/20 mila. Tra una settimana sfiorare i 50mila. Tra due settimane i 150 mila contagi. Numeri agghiaccianti se le proporzioni di morti e contagi restassero identiche. Tra 15 giorni potremmo trovarci con oltre 70mila persone necessarie di cure in ospedale, di 15mila che necessitano di una sala di rianimazione quando le strutture attrezzate disponibili sono tre volte di meno. Ci sarà chi potrà essere curato e chi no.

ESSERE RESPONSABILI

Questi sono i numeri, crudi e che non lasciano scampo. Ecco perché tutte le cautele che adotteremo singolarmente e collettivamente nei prossimi giorni torneranno utili tra una settimana o due. Solo se riusciremo a decelerare la curva dei contagi potremo salvarci. I ritardi del governo nell’approntare misure drastiche sin dall’inizio hanno già compiuto danni irreparabili. E non è una questione di preferenze politiche: fino ad una settimana fa tanto i leader di maggioranza quanto quelli dell’opposizione professavano di “Aprire tutto” per non bloccare l’economia. Incuranti delle statistiche che già erano disponibili e analizzabili nelle stesse proporzioni di ora. Non sorprende se il leader del Pd Zingaretti abbia contratto il Covid-19 se fino ad una settimana fa girava per i bar di Milano invitando le persone a fare aperitivi. Non un caso se un uomo della scorta del leader della Lega, Matteo Salvini, abbia contratto il virus. E se la classe dirigente del Paese si è mostrata “leggera”, noi non possiamo permetterci di fare altrettanto.

L’ECONOMIA

Bisogna perdere tanto ora per non perdere tantissimo tra qualche mese. Gli appelli che giungono per la ripresa delle attività economiche al momento sono controproducenti. Se il contagio si allargasse ancor più a macchia d’olio sarà complesso rimettere in sesto l’economia italiana quando la tempesta sarà passata. Tutte le misure adottate oggi serviranno per limitare i danni a caos terminato. Primum vivere. E, per citare l’antico adagio, “Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca”. Insomma non si può coniugare un trend economico come quello avuto fino a qualche settimana fa con il contenimento dei contagi. Bisogna mettere in conto che alla fine ci saranno perdite, ma meglio economiche che umane. E meglio perdite minori che un default completo. È il momento della responsabilità per tutti. La luce in fondo al tunnel è ancora lontana, ma c’è e arriverà. E potrà arrivare molto prima se sin da subito, giorno per giorno, gesto per gesto, adotteremo comportamenti idonei.

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