Cresce la curva epidemica, gli scienziati: occorrono due mesi per un rallentamento

Per gli scienziati la curva epidemica punta ancora verso l’alto. Le misure di contenimento sono ben lontane da raggiungere gli effetti desiderati. Ma si tratta di una situazione abbastanza prevista dagli esperti.
“Non si vedono gli effetti delle misure di contenimento” conferma Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all’università di Pisa. “Ma è perfettamente normale. In Cina, dove pure si è usato più vigore, sono servite sei settimane per un’inversione di tendenza”. Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, vede “un certo rallentamento della crescita” nelle zone rosse. Ma in sostanza conferma: “Ci vuole più tempo”. Nemmeno Alessandro Vespignani, che insegna a Boston alla Northeastern University e si occupa di modelli informatici di diffusione delle epidemie, la vede in modo diverso: “Siamo ancora nella fase di diffusione esponenziale”.
In definitiva per tutti occorreranno almeno due mesi prima di poter vedere il tanto atteso rallentamento dei contagi. Tutto ciò ha una ricaduta immediata anche su una misura fondamentale come quella della chiusura delle scuole. Se i tempi minimi sono due mesi, risulta complesso pensare che la sospensione dovrebbe concludersi tra dieci gioni. Anzi.
Se per gli scienziati è un’epidemia da manuale, allora il governo sta ragionando per una difesa che sia tale. “Il virus resterà una presenza importante almeno per i prossimi due-tre mesi” anticipa Vespignani. Poi raggiungeremo il picco, il momento in cui i contagi rallenteranno e l’epidemia entrerà in fase calante. “Penseremo di esserne usciti. E sbaglieremo” avverte il fisico italiano di Boston. “Solo quando una fetta importante della popolazione sarà stata contagiata e avremo sviluppato la cosiddetta immunità di gregge potremo dire di aver arginato l’epidemia”. A quel punto, il temibile coronavirus provocherà forse fra gli uomini un malanno di stagione, o anche meno.
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