Didattica

Sì alla sedia della riflessione, ma solo se è una sedia-camomilla: il parere degli esperti

di Alessia Calzolari per Nostrofiglio.it

Basta, adesso ti siedi qui e rifletti su quello che hai fatto!”: alzi la mano chi non l’ha mai esclamato ad alta voce, nel caso in cui un piccino abbia portato allo stremo della sopportazione mamma e papà (ma anche insegnanti, educatori, nonni, cuginetti e amichetti). In pedagogia questo tipo di intervento viene chiamato sedia della riflessione: la pedagogista Marta Bruzzone di mammechefatica.it e l’educatore comportamentale e docente Claudio Cutolo spiegano se e come questa strategia può essere un modo efficace per contenere un comportamento un po’ troppo sopra le righe.

Dare dei limiti ma non umiliare

La dott.ssa Bruzzone condivide in parte questo metodo educativo: «È corretto riprendere il bambino e dargli un limite quando sta esagerando». Come spiega la pedagogista, «è sempre stato così e, forse, in questo periodo storico in cui noi adulti siamo più fragili è ancora più necessario e giusto riprendere i bambini».

Se, quindi, l’esperta è concorde in linea teorica con la sedia della riflessione, ci sono degli aspetti di questa pratica che la lasciano perplessa: «Il punto su cui non mi trovo d’accordo è il fatto che con questa pratica si rischia di umiliare un piccino già di per sé vivace, che ancora non ha gli strumenti per contenersi. Il bambino ha bisogno dell’aiuto di un adulto per costruire il metodo per calmarsi, che gli deve spiegare perché non ci si comporta in quel modo». Stare seduto su una sedia in silenzio potrebbe quindi non essere una situazione per lui comprensibile.

La sedia della riflessione in classe

«Certo, questo non significa che bisogna aver paura di riprendere un bambino» chiarisce la pedagogista. «Il vero maestro, leader o adulto in generale non ha bisogno di urlare: gli basta uno sguardo o un gesto per far capire al bambino che sta esagerando. Bisogna, inoltre, tener conto anche di un altro aspetto: se si è con un gruppo di bambini, come ad esempio in classe, gli altri bambini imparano da ciò che vedono. Anche noi adulti spesso ci ricordiamo ancora benissimo alcune cose che faceva la nostra maestra. Che senso ha quindi umiliare un bambino? Se fosse sempre lo stesso piccino a dover andare sulla sedia della riflessione? C’è più che altro bisogno di un buon momento costruttivo in cui si riflette insieme sull’accaduto».

L’invito è quindi ad immedesimarsi nei piccini e cercare di trovare strategie comunicative che possano essere comprese da loro. «Chi sa stare in modo autentico con i più piccoli automaticamente avrà meno bisogno di imporre dei limiti, perché i bambini hanno imparato dall’adulto come comunicare e condividere. Con questo non voglio giustificare i piccoli molto vivaci, ma penso sia fondamentale mettersi nei loro panni: a noi piacerebbe se la maestra ci sgridasse sempre?».

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