Scuola Montessori a New York, le uniformi delle maestre diventano virali: non sono di Issey Miyake
Colori vivaci, tessuti plissettati e linee essenziali: le divise delle insegnanti della Ms. Lam Montessori di Brooklyn hanno conquistato i social. Dietro il successo online c’è una scelta che unisce praticità, identità scolastica e attenzione all’ambiente educativo.
Le uniformi scolastiche possono diventare un fenomeno virale e attirare l’attenzione anche al di fuori del mondo dell’istruzione. È quanto accaduto alla Ms. Lam Montessori, una scuola con sede a Brooklyn, New York, dove gli abiti indossati dalle insegnanti hanno suscitato grande curiosità sui social network per la loro somiglianza con le creazioni dello stilista giapponese Issey Miyake.
A colpire gli utenti sono stati soprattutto i colori accesi, le forme geometriche e i tessuti plissettati, elementi che ricordano la celebre linea Pleats Please. Le immagini delle insegnanti hanno iniziato a circolare online all’inizio di ottobre, alimentando domande sull’origine degli abiti e sulla scelta di adottare un guardaroba così riconoscibile all’interno di una scuola per l’infanzia.
Come ricostruito da Vanity Fair Italia nell’articolo del 21 ottobre 2026, però, le uniformi non sono firmate Issey Miyake. Si tratta di capi del marchio Yamasaki Takashi, scelti dall’istituto per caratteristiche che vanno ben oltre l’aspetto estetico.
Uniformi scolastiche, il marchio dietro il fenomeno virale
La somiglianza con le creazioni del designer giapponese ha contribuito a rendere le immagini particolarmente riconoscibili. Gli abiti plissettati e le tonalità vivaci hanno attirato l’attenzione degli utenti, che si sono interrogati anche sul costo di un simile guardaroba destinato al personale scolastico.
A chiarire la situazione è stata Stephanie Woo, direttrice della Ms. Lam Montessori, spiegando che le insegnanti indossano abiti di Yamasaki Takashi, un marchio che propone capi dalle forme essenziali e dalle caratteristiche pieghe ispirate anche all’arte dell’origami.
Secondo quanto riportato da Vanity Fair Italia, i prezzi degli abiti utilizzati come uniformi si collocano indicativamente tra 120 e 150 dollari, una cifra inferiore rispetto a quella di molti capi della linea Pleats Please di Issey Miyake.
Il chiarimento non ha ridotto l’interesse per la scuola, anzi ha contribuito a spostare l’attenzione sulla scelta di utilizzare abiti riconoscibili e coordinati in un contesto educativo.
Perché le insegnanti indossano abiti plissettati
Dietro la scelta delle uniformi non c’è soltanto una questione di stile. Lavorare con bambini piccoli richiede un abbigliamento che consenta di muoversi liberamente, sedersi a terra, chinarsi e partecipare alle attività quotidiane senza limitazioni.
La praticità è quindi un elemento centrale. I capi scelti dalla scuola sono apprezzati per la comodità e la capacità di mantenere forma e colore anche dopo numerosi lavaggi, caratteristiche importanti in un ambiente in cui il personale è costantemente a contatto con i bambini.
L’uniforme contribuisce inoltre a rendere immediatamente riconoscibili le figure adulte di riferimento. Per i più piccoli, distinguere le insegnanti e il personale scolastico può rappresentare un elemento utile nella vita quotidiana all’interno della struttura.
La scelta dimostra come l’abbigliamento professionale, anche in ambito educativo, possa rispondere contemporaneamente a esigenze funzionali e organizzative.
Dall’esperienza di Taiwan alla scuola di Brooklyn
La tradizione delle uniformi plissettate non nasce negli Stati Uniti. Come racconta Vanity Fair Italia, la scelta risale a circa dodici anni fa e affonda le proprie radici a Taiwan, dove la madre di Stephanie Woo aveva introdotto questo tipo di abbigliamento nelle strutture educative.
Quando il progetto è stato portato a Brooklyn, la direttrice ha deciso di conservarne l’impostazione, adattandola al nuovo contesto.
A New York, infatti, le insegnanti possono scegliere tra diversi modelli e colori, mantenendo una certa libertà individuale pur all’interno di un’immagine coordinata. L’uniforme non diventa quindi un abbigliamento rigido e identico per tutti, ma uno strumento per dare riconoscibilità al personale senza eliminare ogni possibilità di scelta personale.
Educazione Montessori, anche l’ambiente contribuisce all’apprendimento
Un altro aspetto interessante riguarda il rapporto tra estetica e pedagogia. Alla Ms. Lam Montessori, l’attenzione all’ambiente non si limita agli abiti del personale, ma coinvolge anche gli spazi scolastici, arredati con materiali naturali, mobili in legno e piante.
L’idea illustrata dalla direttrice è che il contesto nel quale crescono i bambini abbia un ruolo importante nella loro esperienza quotidiana. Colori, materiali, organizzazione degli spazi e cura dei dettagli contribuiscono a definire un ambiente nel quale i piccoli trascorrono gran parte della giornata.
In questa prospettiva, anche le uniformi delle insegnanti partecipano alla costruzione di un’identità visiva coerente con quella della scuola. Non si tratta semplicemente di rendere il personale più elegante, ma di integrare funzionalità e attenzione estetica nell’organizzazione dell’ambiente educativo.
La scelta non va intesa come una regola universale del metodo Montessori: rappresenta piuttosto una caratteristica specifica dell’approccio adottato dalla scuola di Brooklyn.
Issey Miyake c’entra davvero? Il dettaglio che ha incuriosito il web
Nonostante il chiarimento sul marchio delle uniformi, il riferimento a Issey Miyake non è del tutto estraneo alla storia.
Secondo quanto riportato da Vanity Fair Italia, una delle insegnanti, in passato modella e appassionata delle creazioni Pleats Please, possiede alcuni capi dello stilista giapponese e ha ricevuto il permesso di indossarli anche durante il lavoro.
È un dettaglio che contribuisce a spiegare la confusione nata online: l’abbigliamento del personale richiama effettivamente un’estetica riconoscibile nel mondo della moda, ma la scelta delle uniformi della scuola risponde soprattutto a esigenze pratiche e a una precisa idea dell’ambiente educativo.
La vicenda della Ms. Lam Montessori mostra così come un elemento apparentemente secondario, come l’abbigliamento delle insegnanti, possa trasformarsi in un fenomeno sui social e aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra scuola, immagine e qualità degli spazi dedicati all’infanzia.
Fonte: Vanity Fair Italia, «Perché le insegnanti di questa scuola Montessori sembrano vestite in Issey Miyake? La curiosa storia delle uniformi diventate virali», 21 ottobre 2026. Leggi l’articolo originale su Vanity Fair Italia.
di Redazione



