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Scuola, Valditara: «La scarsa conoscenza dell’italiano penalizza gli apprendimenti». I dati OCSE

In occasione della presentazione di Education at a Glance 2026, il ministro dell’Istruzione richiama l’attenzione sulle competenze linguistiche degli studenti stranieri, sui risultati della scuola italiana in lettura e matematica, sul ruolo delle famiglie e sulle prospettive dell’istruzione tecnica nell’era dell’intelligenza artificiale.

Roma, 19 ottobre 2026 – La conoscenza della lingua italiana, il rendimento scolastico, l’integrazione linguistica e il futuro dell’istruzione tecnico-professionale sono al centro delle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, in occasione della presentazione del rapporto OCSE Education at a Glance 2026. Il ministro ha richiamato i dati sulle competenze degli studenti per sostenere l’importanza delle misure introdotte dal Governo con il decreto-legge scuola, soffermandosi in particolare sulle difficoltà che possono emergere quando una parte significativa della classe non padroneggia adeguatamente la lingua utilizzata nell’attività didattica.

«I rilevamenti OCSE confermano la bontà delle nostre decisioni: con oltre il 40% di studenti stranieri che conosce poco la lingua nazionale, crollano gli apprendimenti in una classe», ha dichiarato Valditara, aggiungendo che anche altri Paesi europei, tra cui la Germania, starebbero valutando interventi analoghi a quelli adottati in Italia.

Le affermazioni del ministro riportano al centro del dibattito scolastico il rapporto tra competenze linguistiche, comprensione delle lezioni e risultati educativi. Un tema che coinvolge l’organizzazione della didattica, le strategie di inclusione e il sostegno agli studenti che devono acquisire una piena padronanza dell’italiano.

Scuola italiana, i risultati OCSE in lettura e matematica

Nel quadro delineato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, i risultati degli studenti italiani presentano elementi positivi nel confronto internazionale. Secondo i dati richiamati da Valditara, in lettura gli studenti italiani raggiungono 474 punti, contro una media OCSE di 461.

Il punteggio colloca l’Italia allo stesso livello della Finlandia e davanti a Francia, Germania e Spagna, secondo il confronto riportato dal ministro. Anche in matematica, ha sottolineato Valditara, il sistema scolastico italiano registra risultati che precedono quelli di diversi Paesi, tra cui Svezia, Stati Uniti, Germania e Francia.

«È la conferma della qualità del nostro sistema di istruzione», ha commentato il titolare del dicastero.

I risultati richiamati dal ministro contribuiscono alla valutazione del posizionamento della scuola italiana nel contesto internazionale. Per un’interpretazione completa, tuttavia, è necessario considerare gli indicatori specifici utilizzati, le popolazioni scolastiche osservate e le differenze metodologiche tra le rilevazioni, evitando di ricondurre la qualità complessiva di un sistema educativo a un singolo punteggio.

Studenti stranieri e apprendimento dell’italiano: il nodo delle competenze linguistiche

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda gli studenti di origine straniera che presentano difficoltà nella conoscenza della lingua italiana. Secondo Valditara, quando la quota di alunni con competenze linguistiche insufficienti supera il 40% della classe, gli apprendimenti complessivi possono subire una marcata flessione.

Il tema riguarda una delle condizioni fondamentali per la partecipazione alle attività scolastiche: la comprensione della lingua utilizzata per spiegare i contenuti, formulare le consegne, verificare le conoscenze e sviluppare le competenze disciplinari.

La padronanza dell’italiano, infatti, non interessa esclusivamente l’insegnamento della lingua, ma incide anche sull’accesso ai contenuti di matematica, scienze, storia e delle altre materie. Le difficoltà linguistiche possono ostacolare la comprensione dei testi, la capacità di esporre un ragionamento e la partecipazione alle attività didattiche.

La dichiarazione del ministro attribuisce particolare rilievo alla presenza di una quota elevata di studenti con scarse competenze linguistiche. Il dato percentuale e il riferimento al crollo degli apprendimenti, tuttavia, richiedono di essere letti alla luce degli indicatori OCSE specifici e delle condizioni in cui sono state condotte le rilevazioni. Il comunicato ministeriale non dettaglia, nel passaggio citato, il campione, la metodologia o l’indicatore preciso a cui si riferisce la soglia del 40%.

Il ruolo delle famiglie nell’apprendimento della lingua italiana

Valditara ha esteso la riflessione al contesto familiare, sottolineando l’importanza della conoscenza della lingua italiana da parte dei genitori degli alunni stranieri.

«La sua conoscenza da parte dei genitori è fondamentale per la carriera scolastica dei propri figli», ha affermato il ministro, sostenendo che la possibilità di utilizzare l’italiano anche al di fuori dell’ambiente scolastico possa favorire il percorso educativo degli studenti.

Secondo la posizione espressa dal titolare del dicastero, le politiche di integrazione linguistica non dovrebbero quindi limitarsi agli interventi rivolti direttamente agli alunni, ma comprendere anche iniziative che coinvolgano le famiglie. L’obiettivo è rafforzare le opportunità di apprendimento e facilitare la comunicazione tra genitori, docenti e istituzioni scolastiche.

Il ministro ha richiamato le evidenze scientifiche citate dall’OCSE per sostenere le misure previste dal decreto-legge scuola, comprese quelle finalizzate a favorire la conoscenza dell’italiano da parte dei genitori.

Il tema si inserisce in un dibattito più ampio sulle politiche di inclusione, sull’insegnamento dell’italiano come seconda lingua e sugli strumenti che le scuole possono utilizzare per rispondere alle diverse esigenze linguistiche degli studenti. In questo ambito, il rafforzamento delle competenze deve essere valutato anche in relazione alle risorse disponibili, alla formazione del personale e alla continuità degli interventi educativi.

Decreto scuola, le misure per rafforzare le competenze linguistiche

Nel suo intervento, Valditara ha collegato i dati richiamati alla linea d’azione adottata dal Governo in materia di istruzione. Il ministro ha sostenuto che le misure introdotte con il decreto-legge scuola vadano nella direzione di rafforzare la conoscenza della lingua italiana e di intervenire sulle difficoltà che possono incidere sul rendimento degli studenti.

Il riferimento si colloca nel quadro delle politiche scolastiche rivolte all’acquisizione delle competenze di base e alla riduzione degli ostacoli che condizionano la partecipazione alle lezioni.

Per valutare l’efficacia degli interventi sarà importante considerare gli strumenti attuativi, le modalità di applicazione nelle scuole e i risultati misurabili nel tempo. La disponibilità di dati disaggregati sulle competenze linguistiche e sugli esiti scolastici può contribuire a individuare le necessità formative e a verificare l’impatto delle misure adottate.

Intelligenza artificiale e istruzione tecnica: le nuove prospettive

Un altro tema affrontato dal ministro riguarda il rapporto tra sistema educativo, innovazione tecnologica e trasformazioni del mercato del lavoro. Con la diffusione dell’intelligenza artificiale, secondo Valditara, l’istruzione tecnica è destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante nella preparazione delle nuove generazioni.

«Nell’era dell’AI, l’istruzione tecnica diventa sempre più decisiva», ha dichiarato, indicando la necessità di superare una separazione rigida tra percorsi liceali e istruzione tecnico-professionale.

L’obiettivo indicato dal ministro è ampliare le opportunità di formazione e valorizzare competenze differenti, in un contesto economico nel quale le tecnologie digitali stanno modificando processi produttivi, professioni e organizzazione del lavoro.

La trasformazione tecnologica richiede competenze tecniche aggiornate, capacità di adattamento e una solida preparazione generale. In questo scenario, il sistema scolastico è chiamato a sviluppare percorsi capaci di integrare conoscenze teoriche, competenze operative e familiarità con gli strumenti digitali.

La valorizzazione dell’istruzione tecnica e professionale rappresenta, nelle parole del ministro, una componente strategica delle politiche educative, anche in relazione alle prospettive occupazionali e alla domanda di professionalità specializzate.

Contratti della scuola e stipendi dei docenti

Nel corso dell’intervento, Valditara ha affrontato anche la questione delle retribuzioni del personale scolastico, richiamando l’importanza di una contrattazione separata per favorire una maggiore competitività degli stipendi.

«L’importanza di una contrattazione separata per garantire una maggiore competitività degli stipendi, come noi abbiamo cercato di realizzare in questi anni di legislatura sottoscrivendo tre contratti nazionali», ha affermato il ministro.

Il riferimento riguarda il tema del trattamento economico del personale della scuola e degli strumenti contrattuali attraverso cui intervenire sulle retribuzioni. La competitività degli stipendi, insieme alle prospettive professionali e alle condizioni di lavoro, costituisce uno degli aspetti rilevanti per l’attrattività del settore e per la valorizzazione delle competenze del personale.

La questione si inserisce nel confronto più ampio sulle risorse destinate all’istruzione, sul riconoscimento economico delle professionalità scolastiche e sulla capacità del sistema di rispondere alle esigenze di docenti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

Education at a Glance 2026, i temi al centro del dibattito sulla scuola

Le dichiarazioni di Valditara in occasione della presentazione di Education at a Glance 2026 affrontano diversi aspetti delle politiche educative: i risultati degli studenti italiani, la conoscenza dell’italiano, il coinvolgimento delle famiglie, l’evoluzione dell’istruzione tecnica e la retribuzione del personale scolastico.

Il ministro ha utilizzato i dati richiamati per sostenere le scelte del Governo in materia di istruzione e per ribadire la necessità di rafforzare le competenze linguistiche degli alunni. Parallelamente, ha evidenziato il posizionamento dell’Italia nelle rilevazioni internazionali e il ruolo che i percorsi tecnico-professionali possono svolgere in una fase di rapida trasformazione tecnologica.

La valutazione delle politiche scolastiche richiederà ora attenzione ai risultati effettivi degli interventi, alla loro applicazione nelle diverse realtà territoriali e all’evoluzione degli indicatori di apprendimento. La conoscenza della lingua italiana, la qualità dell’insegnamento e l’accesso a percorsi formativi adeguati restano questioni centrali per garantire agli studenti opportunità educative eque e per consolidare i risultati del sistema scolastico italiano.

di Redazione

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