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Diritto all’oblio, il Tribunale di Milano richiama Google: trasparenza e tutela della persona

La Fondazione AIDR collega il provvedimento alla battaglia avviata nel 2021 dall’avvocato Dario Scrivano, conclusa con l’accoglimento di un reclamo da parte del Garante per la protezione dei dati personali. Entro la fine del 2026 sarà presentato un portale dedicato alla tutela della dignità digitale.

ROMA, 9 ottobre 2026 – Il diritto all’oblio torna al centro del dibattito sulla tutela dei dati personali e sulla responsabilità delle piattaforme digitali. Il Tribunale di Milano, secondo quanto riferito dalla Fondazione AIDR, ha richiamato Google alla necessità di adottare procedure individualizzate per la gestione delle richieste, consentendo agli interessati di allegare documenti e ricevere motivazioni comprensibili in caso di diniego.

Il principio alla base della vicenda è che la permanenza online di informazioni riferite a una persona non può tradursi in una limitazione indefinita della sua possibilità di tutelare la propria identità e reputazione. La gestione delle richieste di deindicizzazione deve quindi tenere conto delle circostanze specifiche, evitando che decisioni automatizzate e poco trasparenti compromettano l’effettività dei diritti riconosciuti agli interessati.

Per la Fondazione AIDR, tuttavia, il provvedimento milanese non rappresenta un punto di partenza assoluto. L’organizzazione richiama infatti un precedente del 2021, quando l’avvocato Dario Scrivano avviò un’azione a tutela di un socio della Fondazione, ottenendo l’accoglimento del reclamo da parte del Garante per la protezione dei dati personali.

Diritto all’oblio e Google: il precedente del 2021

Secondo la ricostruzione della Fondazione AIDR, nel 2021 l’avvocato Dario Scrivano, allora segretario generale dell’organizzazione, promosse un’azione in difesa di un socio, contestando la permanenza di un URL tra i risultati associati al nome dell’interessato.

Il reclamo fu accolto dal Garante per la protezione dei dati personali, che ingiunse a Google LLC di rimuovere l’URL contestato dai risultati di ricerca collegati al nome della persona interessata entro venti giorni.

Il provvedimento richiamava gli articoli 17 e 21 del Regolamento generale sulla protezione dei dati, il GDPR, relativi rispettivamente al diritto alla cancellazione e al diritto di opposizione, oltre ai poteri dell’Autorità previsti dagli articoli 57 e 58 dello stesso regolamento.

La vicenda viene oggi indicata dalla Fondazione come un precedente significativo nella tutela dei diritti individuali nell’ambiente digitale. Il punto centrale è la necessità di garantire strumenti effettivi per contestare la permanenza di informazioni online quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa.

La posizione della Fondazione AIDR: «Un diritto fondamentale non può dipendere da un modulo cieco»

Il presidente della Fondazione AIDR, Mauro Nicastri, sottolinea la continuità tra il precedente del 2021 e il più recente provvedimento del Tribunale di Milano.

«La decisione di Milano è importante, ma non costituisce una novità assoluta rispetto al risultato già ottenuto da Dario Scrivano», dichiara Nicastri. «Quel provvedimento affermava già con chiarezza l’effettività della tutela della persona e Google non vi si oppose. Un diritto fondamentale non può dipendere da un modulo cieco o da una risposta automatizzata».

La dichiarazione richiama una questione centrale nella gestione delle richieste di deindicizzazione: la necessità che le piattaforme digitali mettano a disposizione procedure capaci di valutare le circostanze del singolo caso e di rendere comprensibili le ragioni delle decisioni adottate.

La tutela del diritto all’oblio, infatti, richiede un bilanciamento tra i diritti della persona interessata e altri interessi giuridicamente rilevanti, tra cui la libertà di informazione e il diritto del pubblico a conoscere determinate notizie. La valutazione deve pertanto essere condotta sulla base delle circostanze concrete e del quadro normativo applicabile.

Reputazione digitale e privacy: il progetto dedicato a Dario Scrivano

Il comunicato della Fondazione AIDR annuncia anche un’iniziativa destinata a tradurre l’esperienza maturata sul piano giuridico in uno strumento di supporto per i cittadini.

«Con Dario, scomparso prematuramente nel marzo 2025, avevamo assunto un impegno: creare un portale per aiutare chi è costretto a rivivere informazioni private o non più attuali ogni volta che il proprio nome viene cercato online», afferma Nicastri.

Il progetto sarà presentato entro la fine del 2026 e sarà dedicato alla memoria dell’avvocato Scrivano.

L’obiettivo dichiarato è offrire un punto di riferimento a chi si trova ad affrontare le conseguenze della diffusione online di informazioni personali, private o non più attuali, soprattutto quando la loro associazione al nome dell’interessato continua a produrre effetti sulla reputazione e sulla vita quotidiana.

Il portale si inserisce così nel più ampio tema dell’educazione ai diritti digitali e dell’accessibilità degli strumenti di tutela della privacy. Le modalità operative e i servizi che saranno effettivamente disponibili dovranno essere valutati al momento della presentazione ufficiale.

Diritto all’oblio, una questione di dignità nell’era digitale

Il diritto all’oblio si colloca all’incrocio tra protezione dei dati personali, libertà di informazione e gestione della memoria digitale. Non comporta una cancellazione automatica di qualsiasi contenuto sgradito, né equivale necessariamente alla rimozione della notizia dalla fonte originaria: può riguardare, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, la deindicizzazione di risultati che emergono attraverso una ricerca effettuata a partire dal nome di una persona.

La distinzione è rilevante perché la permanenza di una notizia online e la sua immediata reperibilità attraverso i motori di ricerca sono fenomeni differenti, con conseguenze diverse per l’interessato.

La vicenda richiamata dalla Fondazione AIDR riporta quindi l’attenzione sull’esigenza di procedure trasparenti, valutazioni individualizzate e strumenti effettivi per l’esercizio dei diritti riconosciuti dal GDPR.

«Internet può ricordare tutto; una democrazia, però, deve saper proteggere la dignità di tutti», conclude Mauro Nicastri, ribadendo il significato dell’iniziativa dedicata a Dario Scrivano.

Il confronto sul diritto all’oblio resta così legato a una questione più ampia: garantire che l’innovazione tecnologica e i sistemi automatizzati non rendano meno accessibile la tutela dei diritti fondamentali delle persone.

di Redazione

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