Concorso per presidi, l’ira dei bocciati: il ministero ci nega l’accesso agli atti
Resta ancora inevaso un pronunciamento del Consiglio di Stato Sono 400 i ricorrenti L’avvocato Marone: resistenza immotivata
Una battaglia ancora lunga. A gennaio scorso il Consiglio di Stato ha stabilito che i candidati che furono bocciati agli scritti del concorso a preside del 2017 e che ne hanno fatto richiesta hanno diritto di prendere visione degli elaborati degli ammessi alla prova orale.
Tre mesi dopo quella sentenza – come evidenzia il Corriere del Mezzogiorno – però, il ministero dell’Istruzione non ha ancora dato seguito al pronunciamento dei giudici. I dirigenti scolastici mancati si preparano, perciò, a tornare davanti ai magistrati amministrativi per chiedere un giudizio di ottemperanza, una sentenza che obblighi lo Stato ad adeguarsi a quella già emessa alcuni mesi fa.
I 400 INSEGNANTI CAMPANI
Tra essi circa 400 professori campani, parte consistente di una pattuglia più ampia, che è formata in Italia da 2.000 docenti. Sono difesi dall’avvocato Guido Marone. «I miei assistiti — ricostruisce il legale — esclusi a seguito della valutazione dei compiti scritti da parte dei commissari, hanno chiesto al ministero dell’Istruzione di prendere visione degli elaborati degli altri candidati promossi».
ISTANZA CADUTA NEL VUOTO
L’istanza è caduta nel vuoto e si sono rivolti ai giudici amministrativi. Il 15 maggio 2020 il Tar Lazio ha accolto il ricorso. Facendo riferimento, tra l’altro, ad una norma del 2013 che definisce la trasparenza dell’attività amministrativa come «un livello essenziale delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili». Il ministero dell’Istruzione ha presentato appello. Ma a gennaio di quest’anno il Consiglio di Stato ha ribadito che l’obbligo c’è. «Un accesso parziale agli atti — rilevano le toghe — ed avente ad oggetto solo alcuni elaborati scelti dall’amministrazione limiterebbe la tutela giuridica di chi ha presentato istanza».
Neppure, argomentano i giudici, il ministero può trincerarsi dietro ragioni di riservatezza. Perché «i concorrenti, prendendo parte alla selezione, hanno acconsentito a misurarsi in una competizione nell’ambito della quale la comparazione dei valori di ciascuno costituisce l’essenza».
Quanto alle difficoltà organizzative, il Consiglio di Stato sottolinea tra l’altro: «I documenti per i quali è controversia presentano un formato digitale. E risultano accessibili attraverso una piattaforma informatica. E l’utilizzo delle tecnologie informatiche rende sostenibile per l’apparato amministrativo anche l’evasione di un ingente numero di istanze di accesso».
TERMINI AMPIAMENTE SCADUTI
Non è bastato a convincere i burocrati ministeriali a consentire ai mancati presidi di prendere visione delle prove degli altri candidati. «I termini sono ampiamente scaduti — sottolinea l’avvocato Marone — ed il ministero insiste a fare resistenza ed ostruzione. Continua a non mostrare i compiti. La sua posizione, dal punto di vista giuridico ed alla luce dei due pronunciamenti dei giudici amministrativi, è totalmente immotivata. A questo punto siamo costretti a chiedere il giudizio di ottemperanza».
Commenta Michele Zannini, il presidente del comitato Trasparenza e partecipazione, che raggruppa una parte dei docenti i quali non superarono nel 2017 la selezione per dirigenti scolastici: «E’ palese la difficoltà del ministero a fronte della nostra battaglia di civiltà e legalità per la trasparenza amministrativa, che è sancita in maniera granitica nella Costituzione».
LE ALTRE VERTENZE
Quella relativa al diritto di accesso agli atti, peraltro, non è l’unica vertenza giudiziaria che impegna i docenti bocciati quattro anni fa al concorso. Alcuni di essi hanno anche impugnato in sede di giustizia amministrativa le graduatorie di merito elaborate dai commissari. Paventando in particolare situazioni di conflitto di interesse da parte di alcuni dei loro valutatori.
Due ricorsi individuali, favorevolmente valutati dal Tar Lazio, sono stati però definitivamente respinti dal Consiglio di Stato. Pendono alcuni ricorsi collettivi. Come spesso accade in Italia, dunque, anche il concorso a dirigente scolastico del 2017.




