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Precari e famiglie povere: ecco come la didattica a distanza acuisce il divario sociale

Precari e famiglie povere: ecco come la didattica a distanza acuisce il divario sociale

La didattica a distanza aumenta il divario sociale. La scuola pubblica rischia di perdere il ruolo costituzionale di offrire l’insegnamento a tutti i cittadini. Non sono allarmismi da quarantena, ma dati di fatto. Scorriamo i numeri: tra le famiglie con almeno un figlio con meno di 18 anni, tre su quattro non hanno un computer fisso; solo una su due ha un computer portatile; solo una su tre ha un tablet. Oltre il venti per cento non possiede affatto uno strumento utile alla didattica a distanza. Il 25% non possiede la banda larga.

Al Sud il divario si accresce

Al Sud i dati diventano ancora più alti. Lo spiega bene Marcello Pacifico presidente dell’Anief: “Il numero di famiglie che non hanno accesso ai pc e ad internet è molto più alto di quello che si pensi. Dai nostri calcoli, almeno un alunno ogni tre ha seri problemi di accesso alle lezioni e ai compiti impartiti dai docenti via web.

Qualche decina di milioni di euro assegnati qualche giorno fa con il decreto “Cura Italia”, per affrontare il problema, sostenendo gli studenti meno abbienti, con acquisti in comodato d’uso e dispositivi digitali individuali, può servire a tamponare la situazione e a portare a termine la fine del corrente anno scolastico, contrassegnato dal contagio del Coronavirus.

Il divario digitale colpisce anche il corpo docente: precari che percepiscono stipendi in ritardo, senza una rete di connessione stabile, senza un computer a disposizione e senza nemmeno poter accedere alla “carta del docente” per l’aggiornamento, da 500 euro l’anno, perché esclude i supplenti.

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