I minori disabili senza scuola e assistenza: il dramma di migliaia di famiglie
I minori disabili, specie con disabilità cognitive, non possono più andare a scuola e nemmeno nei centri di riabilitazione. Difficile restare in casa per tutti, ma per chi ha un familiare con disabilità cognitive – ai tempi del coronavirus – può diventare un vero e proprio dramma quotidiano. L’isolamento domestico è come una condanna da scontare giorno dopo giorno per chi vive con minori autistici, affetti da disturbi comportamentali e difficoltà nell’apprendimento. Famiglie dei minori disabili costrette a scegliere tra due opzioni, entrambe difficili: lasciare i propri figli in casa oppure, rischiando il contagio, di portarli nei centri assistenziali. Ci sarebbe l’aiuto degli psicologi tramite le videochiamate, ma alcune Asl, come quella di Napoli – lo segnala oggi il Mattino – le ha vietate. Nella sola Campania sono almeno 3mila i minori disabili che necessitano di terapie e gli operatori convenzionati – psicoterapeuti e psicologi – non possono rischiare di contagiarsi o contagiare i propri assistiti con il temutissimo Covid-19.
La videoassistenza
Ormai – come scrive Il Mattino di Napoli – solo il 10 per cento circa dei genitori rischia di portare i propri figli nei convitti e nei centri di riabilitazione rimasti aperti. Non agevolano neppure le scuole chiuse dove generalmente i minori con disturbi meno gravi possono stare con gli insegnanti di sostegno. Spesso si tratta di ragazzini violenti, che in preda a crisi possono far male a sé e agli altri. Comportamenti che diventano più frequenti a causa dell’isolamento domestico. Per alleviare questi disturbi si potrebbe procedere con l’assistenza tramite Skype o con le videochiamate tra i minori e i loro psicoterapeuti, ma a Napoli è stato deciso che questo genere di terapia non è indicato. Il Copsir – il Comitato psicologi della riabilitazione – ha fatto richiesta di prestare assistenza ai pazienti anche grazie alle nuove tecnologie. Una forma di telemedicina che però l’Asl partenopea, con una comunicazione di servizio dello scorso 18 marzo, ha deciso di vietare. «Nessun trattamento abilitativo – ha comunicato l’Asl – potrà essere effettuato mediante collegamento Skype o in videochiamata». Eppure, per molte famiglie, sarebbe comunque un sollievo in momenti così difficili.
Il dramma
Migliaia le famiglie in tutta Italia che devono gestire i propri minori disabili tra le mura domestiche. Niente scuola, niente assistenza: tutto è lasciato sulle spalle delle famiglie che devono fronteggiare, oltre alla quarantena, anche i problemi di sempre dei loro bambini. Anche le strutture scolastiche, con gli insegnanti di sostegno, possono fare ben poco con la didattica a distanza. Il contatto fisico tra docente e alunno, quando in ballo ci sono patologie cognitive, resta fondamentale e la tecnologia non può offrire aiuto. Complesso realizzare una lezione di logopedia o qualsivoglia terapia psicologica. Tante famiglie per cui una reale soluzione – ai tempi del Coronavirus – non esiste. L’unica è sperare che l’emergenza passi presto e anche quei minori possano tornare alla loro quotidianità trovando l’assistenza e il supporto di cui hanno bisogno.
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