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Ata, in 70.000 possono avere un risarcimento fino a 20.000 euro. La sentenza della Corte Europea

Sono passati vent’anni, ma alla fine hanno vinto. Una nuova sentenza della Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo, riaccende la speranza dei cosiddetti Itp-Ata ex Enti locali. Si tratta dei 70mila lavoratori della scuola che alla fine degli anni Novanta, passando alle dipendenze del ministero dell’Istruzione, persero una parte della loro anzianità. Come riporta Ilfattoquotidiano, i giudici di Strasburgo ribadiscono che il governo ha “barato”, cambiando a posteriori la legge per non perdere nei ricorsi in tribunale.

Significa che i collaboratori scolastici potrebbero finalmente vedersi riconosciuto un risarcimento. Non tutti, soltanto quelli che hanno ancora un contenzioso aperto: tra i 5 e i 10mila, forse meno. Anche così, però, per le casse pubbliche sarebbe una stangata: lo Stato rischia di dover pagare decine di milioni di euro.

Alla luce dell’ultimo verdetto pare difficile che la Cassazione non debba rivedere la propria opinione (e comunque, in caso contrario, ogni giudizio sfavorevole potrebbe essere impugnato alla Corte europea, che condannerebbe lo Stato italiano a pagare). È una speranza per tutta la categoria. Il problema è chi potrà beneficiarne: un intervento generale del governo resta un’utopia, bisogna affidarsi ai tribunali, ma vale solo per i contenziosi ancora aperti (per le sentenze passate in giudicato o non impugnate non c’è più nulla da fare). Poche migliaia. Le cifre in ballo sono comunque enormi: l’ultima sentenza ha disposto risarcimenti totali per oltre 400mila euro per appena una ventina di lavoratori. Moltiplicato per i casi in sospeso, rischia di essere un salasso.

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