Didattica

Scuola. Sbagliato scambiare un bimbo timido per introverso. Ecco come distinguerli per favorire la socializzazione

Scuola. Sbagliato scambiare un bimbo timido per introverso – di Maria De Luca

“Chi sa non parla, chi parla non sa” recita un famoso proverbio cinese, simbolo che nella società orientale il silenzio è molto apprezzato perché segno di grandi riflessioni interiori. Non è esattamente lo stesso punto di vista occidentale, dove coloro che sono estroversi sono sicuramente visti meglio, poiché capaci di relazionarsi agli altri.

Gli introversi sono invece visti come timidi, impacciati e bisognosi di interventi e diagnosi cliniche al più presto, soprattutto se si tratta di bambini, che spesso giocano da soli e fanno preoccupare senza motivo i genitori. Questo accade perché si pensa sempre al valore della società che, se viene scartata dal piccolo, secondo l’opinione comune, questo ha qualche problema psicologico.

Il bambino introverso viene etichettato come timido, incapace di stare con i coetanei, incapace di trovare stimoli nella comunità. In realtà non è esattamente così. Ci sono, infatti, delle marcate differenze tra un bambino timido ed uno introverso, che non vanno sottovalutate. Allo stesso tempo, i due aspetti caratteriali non vanno confusi, bensì ben distinti, nonostante esista anche la figura del “timido introverso”. Anche in questo caso però, le due caratteristiche sono due rette parallele viaggianti sullo stesso piano emotivo del bambino, ma senza mai incrociarsi.

Un bambino timido sceglie volontariamente di allontanarsi dalla vita sociale perché a disagio con i coetanei e con gli adulti: non riesce ad intrattenere relazioni sociali perché queste lo mettono a disagio. E’ impacciato, se ne sta sulle sue e spesso non vuole essere importunato, nemmeno per giocare. Anche il gioco di gruppo risulta per lui causa di fastidio. Può avere un buon rendimento scolastico, ma probabilmente avrà problemi nelle materie orali, perché timoroso del parere altrui. Non alza la mano in classe per dire la sua, anche se interessato alla lezione, perché esprimere il suo parere in pubblico può portarlo a stati di ansia.

Differente è il discorso per il bambino introverso. Colui che sviluppa questo tratto caratteriale, ha una marcia in più rispetto ai coetanei di natura estroversa. Il bambino introverso ha un’ottima capacità di riflessione. Si isola dal mondo esterno per pensare alle vicende accadute, trovare soluzioni e riflettere sulle decisioni da prendere. Sviluppare questo tipo di capacità fa di lui un bambino maturo, razionale, ma non per questo timido. Al bambino introverso piace la vita di comunità, ma piace anche stare da solo a leggere un libro. Se non risponde subito alle questioni poste in classe, è perché sta riflettendo su cosa dire per non sbagliare. Alzerà la mano dopo un po’ quando si fanno lezioni di gruppo e sarà più brillante nei compiti scritti, perché capace di isolarsi e non distrarsi.

Notare le differenze può aiutare l’insegnante a riconoscere il carattere dell’allievo e rispettare i suoi tempi, al fine di fornirgli una corretta educazione, accettando al meglio le sue esigenze.

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