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Valutazione dei dirigenti scolastici, Alfonso D’Ambrosio: “La qualità della leadership non può essere racchiusa solo in un punteggio”

Valutazione dei dirigenti scolastici, il dibattito si apre sulla qualità degli strumenti: la riflessione di Alfonso D’Ambrosio

La valutazione dei dirigenti scolastici torna al centro dell’attenzione del mondo della scuola. A proporre una riflessione sul tema è Alfonso D’Ambrosio, dirigente scolastico in servizio, fisico, formatore e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Padova – Scienze della Formazione Primaria, che analizza il sistema attuale partendo dai dati diffusi per l’anno scolastico 2024/2025.

Il suo intervento nasce con un intento dichiaratamente costruttivo. D’Ambrosio chiarisce infatti di non voler affrontare la questione da una prospettiva sindacale né da una posizione personale di critica al sistema: nell’ultimo anno scolastico ha ottenuto il punteggio massimo previsto dalla valutazione e anche gli indicatori disponibili per l’anno in corso fanno ritenere il raggiungimento degli obiettivi.

La sua riflessione, quindi, parte dall’esperienza diretta di chi vive quotidianamente la complessità della dirigenza scolastica e si interroga su come rendere la valutazione uno strumento realmente utile al miglioramento della scuola.

I dati della valutazione dei DS: una percentuale elevatissima di giudizi positivi

I dati relativi alla valutazione dei dirigenti scolastici nell’anno scolastico 2024/2025 mostrano una forte concentrazione nelle fasce più alte.

Su 7.099 dirigenti valutati, 6.114 hanno ricevuto il giudizio di “ottimo”, 883 quello di “buono”, 94 quello di “sufficiente” e soltanto 8 non hanno raggiunto il livello minimo previsto.

In termini percentuali significa che l’86,1% dei dirigenti scolastici si colloca nella fascia più alta e il 98,6% nelle prime due fasce.

Un risultato che, secondo D’Ambrosio, può certamente essere interpretato come un segnale positivo: potrebbe indicare una classe dirigente preparata, responsabile e capace di rispondere agli obiettivi assegnati.

Allo stesso tempo, però, proprio una distribuzione così concentrata verso il massimo risultato porta a interrogarsi sulla capacità dello strumento di distinguere realmente tra diversi livelli di esercizio della funzione dirigenziale.

Il punto centrale della riflessione non è quindi mettere in discussione la qualità dei dirigenti scolastici, ma comprendere se gli strumenti utilizzati siano sufficientemente sensibili per cogliere tutte le dimensioni di una professione complessa.

Il rischio di confondere il numero con la qualità

D’Ambrosio utilizza una metafora legata alla sua formazione scientifica per spiegare il problema: una misurazione può essere estremamente precisa dal punto di vista numerico, ma non necessariamente accurata rispetto al fenomeno che vuole rappresentare.

Il tema, dunque, non riguarda il ricorso ai dati, che restano fondamentali in qualsiasi processo valutativo, ma il rischio che alcuni indicatori finiscano per misurare soltanto una parte della realtà.

La dirigenza scolastica, infatti, non è composta esclusivamente da procedure amministrative, scadenze rispettate o obiettivi formalmente raggiunti. È una funzione che comprende gestione delle persone, capacità organizzativa, visione educativa, relazione con il territorio e costruzione di una comunità professionale.

Secondo D’Ambrosio, una valutazione autentica deve riuscire a tenere insieme entrambe le dimensioni: quella quantitativa e quella qualitativa.

Dalla rapidità amministrativa alla leadership: cosa misurano davvero gli indicatori?

Uno degli esempi portati dal dirigente riguarda l’indicatore relativo all’autorizzazione delle rate stipendiali dei supplenti brevi.

Il rispetto dei tempi amministrativi rappresenta certamente un elemento importante: dietro ogni pagamento c’è un lavoratore che ha svolto il proprio servizio e che ha diritto a ricevere la propria retribuzione.

Tuttavia, D’Ambrosio pone una questione di metodo: la rapidità con cui un dirigente completa una procedura informatica può essere considerata un indicatore sufficiente della qualità della sua azione professionale?

Il rischio, secondo la sua analisi, è quello di valutare la velocità di un adempimento più che la capacità complessiva di guidare una scuola.

Una leadership efficace non si misura soltanto dal rispetto delle procedure, ma dalla capacità di affrontare problemi complessi, costruire relazioni positive e orientare una comunità verso obiettivi condivisi.

L’innovazione scolastica non si certifica solo nei documenti

Un altro passaggio significativo riguarda il tema dell’innovazione didattica e organizzativa inserita nel PTOF.

Per D’Ambrosio, dichiarare la presenza di un progetto innovativo in un documento scolastico non significa automaticamente dimostrare che quel cambiamento sia diventato parte della quotidianità della scuola.

Un dirigente può promuovere percorsi di robotica educativa, didattica laboratoriale, nuovi ambienti di apprendimento o modalità organizzative più flessibili. Può destinare risorse, favorire la formazione e creare condizioni favorevoli.

Ma la trasformazione reale dipende dal coinvolgimento dell’intera comunità scolastica.

La scuola, infatti, è un sistema complesso nel quale operano molte professionalità: docenti, personale amministrativo, DSGA, collaboratori scolastici, studenti e famiglie.

Il dirigente può guidare il cambiamento, ma non può determinarlo completamente da solo.

La valutazione del dirigente non può coincidere con quella dell’intera scuola

Uno dei nodi centrali della riflessione riguarda proprio il rapporto tra responsabilità del dirigente e risultati dell’istituzione scolastica.

Una scuola non è il prodotto dell’azione di una sola persona. I risultati dipendono da molteplici fattori: dalle competenze del personale, dal contesto sociale, dalle risorse disponibili, dalla collaborazione delle famiglie e dai rapporti con il territorio.

Il dirigente scolastico ha un ruolo fondamentale, ma la sua azione si esercita spesso attraverso la capacità di influenzare processi e persone, più che attraverso un controllo diretto.

Per questo motivo, secondo D’Ambrosio, il sistema di valutazione dovrebbe distinguere con maggiore precisione ciò che dipende direttamente dal dirigente e ciò che invece è il risultato di dinamiche collettive o di condizioni esterne.

Gli aspetti più importanti spesso sono quelli più difficili da misurare

Nella parte più profonda della sua riflessione, D’Ambrosio richiama l’attenzione su quegli elementi della leadership scolastica che difficilmente possono essere tradotti in numeri.

Si tratta della capacità di creare fiducia, ascoltare le persone, gestire situazioni conflittuali, sostenere un docente in difficoltà, valorizzare le professionalità interne, comprendere il clima della scuola e costruire un’identità condivisa.

Sono aspetti meno visibili rispetto a un indicatore inserito in una piattaforma, ma che spesso determinano il successo o il fallimento di un’organizzazione scolastica.

La vera leadership educativa, secondo il dirigente, passa anche attraverso gesti quotidiani difficili da certificare: esserci nei momenti complessi, incontrare studenti e famiglie, ascoltare prima di decidere.

Le proposte per una valutazione più autentica

Per rendere il sistema più efficace, D’Ambrosio propone alcune possibili evoluzioni.

Tra queste vi è la necessità di introdurre maggiore gradualità negli indicatori, evitando che piccoli scostamenti possano determinare automaticamente una perdita significativa del punteggio.

Un secondo elemento riguarda la distinzione tra responsabilità individuale, responsabilità collegiale e condizioni di contesto.

Il dirigente propone inoltre l’utilizzo di questionari standardizzati sul clima organizzativo, rivolti a docenti, personale ATA, famiglie e studenti, non come strumento di consenso personale ma come mezzo per raccogliere dati sulla qualità delle relazioni e dell’ambiente scolastico.

Un’altra proposta riguarda visite periodiche nelle scuole da parte di esperti e dirigenti tecnici, con l’obiettivo di osservare direttamente il contesto e offrire un confronto professionale.

Infine, la valutazione dovrebbe essere maggiormente collegata allo sviluppo professionale, prevedendo formazione, accompagnamento e percorsi di miglioramento.

“Valutare significa comprendere quale scuola si contribuisce a costruire”

La riflessione di Alfonso D’Ambrosio si chiude con una considerazione sul significato più profondo della valutazione.

Il punteggio massimo ottenuto, spiega, certifica il raggiungimento degli indicatori previsti, ma non può rappresentare da solo il valore complessivo di un dirigente scolastico.

Allo stesso modo, un risultato meno elevato non può automaticamente indicare minore capacità, impegno o passione professionale.

La sfida, secondo D’Ambrosio, è costruire una valutazione capace di unire dati e persone, risultati e contesti, responsabilità e possibilità concrete di intervento.

Perché la scuola non è soltanto ciò che può essere registrato in una piattaforma.

È anche ciò che accade ogni giorno nelle relazioni, nelle scelte educative e nella capacità di una comunità di crescere insieme.

Fonte: riflessione del dirigente scolastico Alfonso D’Ambrosio.

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