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Maturità 2026 al via: esame rinnovato, ma compensi di commissari e presidenti restano fermi da vent’anni

Con la riunione plenaria del 16 giugno prendono il via le operazioni dell'Esame di Stato 2026. Tra riforme, nuove modalità di valutazione e centralità del colloquio orale, resta aperta la questione dei compensi per presidenti e commissari.

ROMA – Con la riunione plenaria del 16 giugno si sono ufficialmente aperte le operazioni della Maturità 2026, primo banco di prova della riforma che punta a ridefinire l’Esame di Stato come momento conclusivo di un percorso di crescita culturale, personale e civica degli studenti.

Le commissioni si sono insediate in tutta Italia per esaminare il Documento del Consiglio di classe, definire gli aspetti organizzativi e predisporre il calendario delle prove orali, dando avvio a una sessione che il Ministero dell’Istruzione e del Merito presenta come una delle più innovative degli ultimi anni.

Le novità della Maturità 2026

L’Esame di Stato 2026 introduce una serie di cambiamenti che interessano l’organizzazione delle commissioni, le modalità di valutazione e il peso attribuito alle diverse prove.

Tra gli elementi più significativi emerge la maggiore centralità del colloquio orale, concepito non soltanto come verifica delle conoscenze disciplinari ma come occasione per valutare competenze trasversali, capacità argomentative, autonomia critica e maturazione personale dello studente.

La riforma si inserisce in una più ampia strategia di revisione del sistema scolastico che mira a valorizzare il percorso complessivo dello studente e a superare una visione esclusivamente nozionistica dell’esame finale.

Compensi commissari Maturità 2026: una questione ancora aperta

Accanto alle innovazioni introdotte dalla riforma, continua però a suscitare discussioni il tema dei compensi riconosciuti a presidenti e commissari d’esame.

Secondo diverse analisi pubblicate negli ultimi mesi, gli importi previsti per i componenti delle commissioni derivano ancora da parametri economici definiti nel 2007 e non risultano adeguati all’aumento del costo della vita registrato negli ultimi due decenni.

Una situazione che molti docenti considerano sempre più difficile da sostenere, soprattutto alla luce delle responsabilità e del tempo richiesto per lo svolgimento dell’incarico.

Un lavoro che va oltre le giornate d’esame

Le attività delle commissioni non si limitano alle prove scritte e ai colloqui. Presidenti e commissari sono chiamati a partecipare a riunioni preliminari, esaminare documentazione, correggere elaborati, redigere verbali e gestire numerosi adempimenti amministrativi.

Si tratta di un impegno che si estende per diverse settimane e che comporta responsabilità rilevanti sotto il profilo organizzativo e valutativo.

La riduzione del numero dei commissari prevista dal nuovo assetto delle commissioni, inoltre, viene interpretata da alcuni osservatori come una misura di contenimento della spesa pubblica che rischia però di aumentare il carico di lavoro sui componenti nominati.

Il rischio di una minore disponibilità agli incarichi

Il mancato aggiornamento dei compensi non rappresenta soltanto una questione economica. Numerosi docenti evidenziano infatti il rischio di una progressiva diminuzione dell’interesse verso incarichi particolarmente impegnativi, soprattutto nelle sedi più lontane o caratterizzate da maggiori difficoltà organizzative.

La preoccupazione riguarda la capacità del sistema di garantire nel tempo la piena disponibilità di personale qualificato per svolgere un ruolo fondamentale nella conclusione del percorso scolastico degli studenti.

Una riforma che guarda avanti, ma con risorse ferme al passato

L’avvio della Maturità 2026 assume così un forte valore simbolico. Da una parte la scuola italiana si prepara a un esame che punta a valorizzare competenze, responsabilità e capacità di ragionamento; dall’altra resta aperto il tema del riconoscimento professionale di chi è chiamato a garantire il corretto svolgimento delle procedure.

La sfida della modernizzazione dell’Esame di Stato passa infatti non solo attraverso nuove regole e nuovi modelli valutativi, ma anche attraverso l’adeguamento delle condizioni operative ed economiche del personale scolastico.

Una contraddizione che torna ad emergere proprio nel momento più importante dell’anno scolastico e che potrebbe rappresentare uno dei temi centrali del confronto tra amministrazione e mondo della scuola nei prossimi mesi.

A cura di  Diego Palma

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