Tema pensioni: vantaggi e costi
Le nuove generazioni che si avvicinano al lavoro andranno in pensione in media a 71 anni. Sul tema pensioni l’Italia è tra i paesi in cui il requisito è tra i più elevati. Infatti, sta dietro solo a Danimarca (74 anni), Estonia (71 anni) e Paesi Bassi (71 anni). I dati sono ricavabili dai rapporti Ocse. ora è possibile ritirarsi dalla vita attiva in media a 61,8 anni, grazie alle “diverse opzioni disponibili” per andare in pensione in anticipo.
Sul tema pensioni segnaliamo Quota 100. Richiede 38 anni di contributi minimi (contro i 42,8 per gli uomini e i 41,8 per le donne richiesti in precedenza). Dal rapporto Ocse emerge che solo la Spagna, oltre all’Italia, permette di avere una pensione piena prima dell’età legale con meno di 40 anni di contributi. La Francia ne richiede almeno 41,5, il Belgio 42 e la Germania 45. I 62 anni di età di pensionamento dell’Italia sono, inoltre, i più bassi dell’Ocse, assieme a Colombia, Costa Rica, Grecia, Corea, Lussemburgo e Slovenia, eccezione fatta per i baby-pensionati 52enni della Turchia e contro i 67 anni previsti, al capo opposto della graduatoria, da Islanda e Norvegia.
Costo delle pensioni
Tornando sul tema pensioni in Italia, grazie a un’età di uscita dal lavoro relativamente bassa e una lunga vita media, i pensionati si godono la pensione per 22 anni nel caso degli uomini e 26 anni per le donne (medie Ocse 19,5 e 23,8 anni rispettivamente). Le donne in media vanno in pensione a 61,3 anni contro i 62,3 anni degli uomini, ma percepiscono un assegno del 32% inferiore, con un “gender gap” più ampio rispetto alla media Ocse, che è del 25%. La spesa per le pensioni era pari al 32,1% della spesa totale pubblica nel 2017 (solo la Grecia spende di più), contro una media Ocse del 18,2%. Le proiezioni, inoltre, vedono il costo delle pensioni in Italia raggiungere il 17,9% del Pil nel 2035, contro una media Ocse del 10%.



