Presidi contro il Cts: Indicazioni che non tengono conto delle scuole. Riaprire a settembre è impossibile

Presidi contro il Cts: Indicazioni che non tengono conto delle scuole. Riaprire a settembre è impossibile
Il Comitato tecnico scientifico della protezione civile sta diventando, in questi giorni, il vero semaforo della scuola italiana. Dalle decisioni dei tecnici, infatti, è dipeso il verde all’esame di stato in presenza e adesso si attendono il via libera anche per la ripartenza di settembre. Con regole decise sempre dallo stesso Cts. E pazienza se alcune di esse, pur giuste in teoria, renderebbero praticamente impossibile la riapertura delle scuola. Non solo a settembre, forse per tutto il 2021. Insomma si corre il rischio che scompaia prima il virus che i ragazzi possano ritornare a scuola.
Di certo la più complessa delle indicazioni è quella che fa riferimento alle aule. C’è la necessità di disporre di aule più ampie: praticamente il doppio rispetto ad oggi, per evitare che le classi vengano divise altrimenti servono più docenti. Le scuole che non hanno spazi adeguati possono usare palestre, cortili e laboratori ma non è detto che sia sufficiente, anche perché in questo modo si vanno ad escludere momenti importanti nella formazione degli studenti come l’attività motoria o quella laboratoriale. Senza contare che molti edifici scolastici non dispongono di un cortile esterno, alcuni neanche della palestra.
Presidi, indicazioni non realizzabili
Insomma il distanziamento fisico tra i banchi al momento non è attuabile, se non in pochi casi. “Per farlo dovremmo ridurre il numero di alunni per classe – spiega Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei presidi – distribuire gli alunni in due turni, mattutino e pomeridiano ma, in tal caso, sarebbe necessario raddoppiare l’organico del personale. Oppure potremmo distribuire gli alunni in un numero doppio di aule, mantenendo l’orario mattutino ma, in questo caso, sarebbe necessario duplicare gli spazi dopo averli reperiti. In ogni caso andrebbe raddoppiato l’organico: sia il numero dei docenti sia quello dei collaboratori scolastici necessari per la vigilanza sulle aree comuni, dove è più probabile l’assembramento. Inoltre sono pressoché inapplicabili le disposizioni sul distanziamento nei momenti ricreativi e va considerata la forte interferenza con la didattica nel caso del pasto consumato in aula”.
Insomma, siamo in alto, altissimo mare. “Chiediamo – conclude Giannelli – la formulazione tempestiva di un protocollo di sicurezza, per garantire l’incolumità a tutti, e un cospicuo adeguamento di risorse economiche e umane alle scuole”. Ovvero soldi, tanti soldi. proprio quelli che non interessano ai tecnici. Loro sono gli addetti al semaforo.
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