In aula solo con il vaccino, tutte le ipotesi che impediscono un rientro anticipato

In aula solo con il vaccino, tutte le ipotesi che impediscono un rientro anticipato
In questo momento di emergenza anche la scuola vive di incertezze. Con qualche punto fermo: a scuola non si torna prima di settembre. Forse una puntatina in aula si potrà fare per gli esami di stato. Così si augura la ministra Azzolina. Ma anche questa è solo un’ipotesi, anche abbastanza fragile. Per tutto il resto del mondo della conoscenza se ne riparlerà a settembre. In che modo? Le domande che si frappongono a un rientro normale sono decine. I bambini e gli studenti sono considerati dagli scienziati anche loro potenziali portatori di virus, asintomatici, e nessuno vuole assumersi responsabilità se diventassero inconsapevoli micce per nuovi focolai. I dubbi sono tanti.
Chi deciderà il giorno in cui si dovrà tornare a scuola, e quale il calendario scolastico? Sarà il Governo o decideranno le regioni autonomamente? In una scuola nella quale i genitori assicurano ai propri figli salviettine per il bagno, sapone e altri strumenti di prevenzione, chi garantirà la sanificazione degli ambienti, il rispetto dell’igiene: i collaboratori scolastici o le ditte esterne?
A chi toccherà fornire mascherine e guanti e gel igienizzante? Chi pagherà, e con quali risorse, visto che le mascherine chirurgiche possono essere indossate una sola volta, e costano circa 1,50 euro ciascuna? Altro problema irrisolvibile è quello delle aule e del rispetto delle norme anticontagio, una distanza interpersonale che aumenta con il passar dei giorni. Bisognerebbe dimezzare il numero degli studenti e raddoppiare quello dei docenti in ogni classe per rispettare il Decreto del Ministro. Gli organici sono rimasti però gli stessi. Come si fa poi a tenere la distanza nei momenti delle uscite e delle entrate? In un istituto ci sono anche mille studenti, se devono rispettare un metro di distanza tra loro quando escono, si formerebbe una coda di un chilometro.
Le ipotesi sul tappeto sono tante: turni in classe tra mattina e pomeriggio, o laddove non fosse possibile, lezioni miste, a scuola e a casa, oltre all’utilizzo del sabato per recuperare la didattica, lasciando il limite settimanale di 24 ore di insegnamento ma ripartite diversamente, con lezioni da quaranta minuti piuttosto che da sessanta. Quindi il rischio è il solito valzer di supplenti. Il nuovo contratto è rimasto nel cassetto. Intanto nuove incombenze gravano sui docenti.
Si va verso un mix tra didattica in presenza e didattica a distanza. Le attività laboratoriali delle discipline professionalizzanti, però, non possono essere svolte on line. Pensiamo ai laboratori di meccanica, di chimica, di fisica, di sistemi ed automazione.
Gli alunni diversamente abili hanno bisogno più degli altri della presenza e del contatto diretto con l’insegnante. Basti pensare ai ragazzi autistici che stanno soffrendo tantissimo in questo periodo perchè è stata rivoluzionata la sequenza delle loro azioni. La DAD richiede il forte contributo dei genitori che a settembre potrebbero essere non più in smart working e quindi non più in grado di seguire i propri figli nell’apprendimento da casa.
Per il ritorno alla normalità dovremo aspettare il vaccino. Fino ad allora via libera a nuovi metodi di apprendimento e valutazione per una didattica più snella, dinamica e al passo con i tempi.
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