La beffa di Sky: Prezzo pieno e in onda partite di 20 anni fa

Prezzo pieno e brutta figura, una beffa da parte di Sky Sport. E se le cose precipitassero non è escluso che ci saranno migliaia di cause e richieste di risarcimenti. Si parla di Sky Sport che chiede ancora ai clienti il prezzo pieno per eventi che non trasmette. Sette partite su dieci le promette Sky, altre tre a settimana sono quelle promesse da Dazn. Il campionato di calcio è però fermo, come tutto del resto. Lo sport è completamente in stallo a causa del coronavirus. Niente gare non solo per la Serie A, ma anche per l’Nba americana, la Formula 1, il Motomondiale e il Tennis. Fermi anche tutti i principali campionati di calcio europei. C’è però una netta differenza tra i due broadcaster, Sky e Dazn, che si sono aggiudicate i diritti del Campionato di Serie A e tanti altri eventi sportivi. Dazn si può disdire comodamente senza penali e, nel caso in cui – speriamo presto – ripartisse lo sport si può riattivare l’abbonamento mensile. Sky pratica invece – per la maggior parte degli utenti – solo abbonamenti annuali che fa pagare ancora a prezzo pieno.
LA BRUTTA FIGURA
Cosa succede allora? E come mai le principali sigle a difesa dei consumatori non si sono attivate per difendere gli utenti? Nelle campagne promozionali Sky promette di trasmettere per chi si abbona al canale Calcio almeno 7 partite a settimana della Serie A. Per chi si abbona al pacchetto Sport è garantita la visione della Champions League, dell’Europa League, della Formula 1 e dei principali eventi sportivi mondiali come Basket e Tennis. Nonostante la serrata di tutti i campionati e degli sport più conosciuti, Sky però continua a far pagare ai propri clienti una tariffa a prezzo pieno per gli abbonamenti. Non solo, ma – pur contattata – non consente neppure di mutuare un pacchetto Sport o Calcio in cambio dei canali Cinema in maniera gratuita. Chi lo facesse, in ogni caso, perderebbe comunque le promozioni acquisite. Tutti gli italiani stanno facendo sacrifici, anche economici, non Sky.
LA PROGRAMMAZIONE
Al danno si aggiunge pure la beffa. Attualmente la programmazione sportiva prevede la trasmissione di grandi eventi sportivi degli ultimi anni come i Campionati del Mondo del 2006 vinti dall’Italia o epiche gare di Formula 1 vinte dalla Ferrari. Dando all’iniziativa il nome “Orgoglio italiano”. Ecco, forse scomodare la parola “orgoglio” per dare in pasto alla clientela pagante una programmazione disponibile gratuitamente persino su Youtube appare anche fuori luogo. Tanto più tenendo conto che un abbonato ad uno solo dei pacchetti Calcio o Sport paga almeno 30 euro al mese e, se li ha entrambi, si arriva a cifre vicine ai 50 euro al mese. Non è neppure possibile recedere l’abbonamento se si è beneficiato delle solite promozioni perché Sky, in quel caso, richiede indietro i soldi delle promozioni usufruite. Si paga il prezzo pieno senza soluzioni alternative.
LO SCENARIO
Sia la Serie A che le grandi competizioni europee dovrebbero prevedere di ripartire, pur di decretare un vincitore, con dei Play-Off. Non ci sarebbe infatti il tempo utile per disputare tutte le gare previste. Ciò significa che ci saranno meno partite. Quindi Sky ha fatto promozione vendendo ai propri clienti 7 partite di ogni giornata di campionato, ma le partite saranno fatalmente molte meno a causa dell’epidemia del Coronavirus. Lo stesso sarà per la Formula 1, ieri era previsto il Gran Premio di Australia che è stato invece rimandato e, probabilmente, non si disputerà più. Cosa che dovrebbe accadere anche per altri Gran Premi previsti nelle prossime settimane. È evidente che Sky non abbia colpe per l’epidemia, ma certamente sarebbe stato etico se anziché pretendere dai propri clienti le stesse cifre avesse offerto sconti o la visione di canali aggiuntivi ai propri utenti. Ma si paga prezzo pieno ugualmente.
LE CAUSE
Così facendo, se il campionato di calcio prevederà meno partite e così tutti gli altri eventi sportivi, Sky si espone anche a ricorsi e richieste di risarcimento. Saggio sarebbe stato proporre delle soluzioni alternative a chi all’inizio delle varie stagioni agonistiche si è abbonato, vincolandosi per un anno, con la promesse di vedere tutti gli eventi pubblicizzati. Invece per l’azienda di Murdoch “l’orgoglio” è trasmettere la visione di partite di 14 anni fa ed eventi datati. Una programmazione – ripetiamo – visibile a tutti su internet e anche persino su Youtube. Eppure si è sempre in tempo per recuperare. Altrimenti gli italiani, loro sì per “orgoglio”, se ne ricorderanno quando, speriamo presto, tutto sarà finito.
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