Opinioni

Il sogno di un’insegnante: l’insegnamento individualizzato e il dialogo educativo

Il sogno di un’insegnante: “l’insegnamento individualizzato” e il “dialogo educativo”

di Caterina Chiofalo

L’insegnante, proprio per la natura del termine “insegnare”, “lasciare un segno”, ama il proprio lavoro e sa benissimo che esso non consiste tanto nel trasmettere conoscenze, quanto nell’instaurare un rapporto umano di fiducia, rispetto, riconoscimento reciproco dei meriti personali tra docente e alunno/a. L’insegnante sa che il suo è un ruolo difficilissimo, ma nobile, e, quindi, privilegiato: “essere” o, meglio “diventare” una/un “maestra/o”, non una/un maestra/o qualunque, sebbene un/a “magister/magistra vitae”.

Si pensi al rapporto bellissimo esistente tra Virgilio e Dante:  Virgilio era un maestro di vita, una guida completa che comprendeva e orientava la azioni del proprio allievo, lo aiutava nel suo cammino, nella sua crescita personale , umana, culturale e letteraria, nelle scelte di vita, nel suo processo di maturazione globale.

Naturalmente ciascuno di noi  vorrebbe  umilmente trarre da quei grandi qualche “insegnamento”, l’ispirazione per il proprio mestiere,  non facile e, senza dubbio, pieno di responsabilità.

Tutte/i noi, compresa me stessa , insegnante di lettere in un liceo scientifico, applichiamo la tanto decantata e mistificata “individualizzazione ” dell’insegnamento. Ovviamente sappiamo svolgere tutti quanti una lezione dialogata , anche, si pensi, in una classe di 30 alunne/i,  rivolgendoci nel nostro dialogo educativo- didattico a ciascuna/o delle/degli nostre/nostri studenti/studentesse, diversificando con ognuna/o di loro il linguaggio, lo stile, il livello di approfondimento, la scelta delle tematiche etc. etc.

Riusciamo pure a diversificare le verifiche , sia orali che scritte, a svolgere lavori di gruppo, ad utilizzare tutti i metodi possibili e immaginabili e attribuiamo pure dei voti. Ma quello che non facciamo è il considerare che e/i nostre/i alunne/i sono persone, insomma sì, vorrei dire: esseri umani.

Non sappiamo niente di loro, nonostante conosciamo benissimo i loro curricula scolastici e i loro dati anagrafici accuratamente inseriti nel registro elettronico, nonostante riusciamo a svolgere tutto il programma a promuoverle/i e/o a bocciarle/i, per il semplice e banale fatto che capita spesso  di averli con noi solo per un anno. Così accade che , quando cominciamo a conoscerli, sono passati già sei mesi e, quando riusciamo gradualmente a instaurare con alcune/i di loro un rapporto umano, allora, si pensì un po’ !, è già finito l’anno scolastico! Com’è accaduto? “Non ci capacitiamo”, direbbe Pirandello.  Vi assicuro,  non c’è da meravigliarsi! E’ tutta colpa della rivoluzione copernicana! Noi insegnanti siamo diventate/i strane/i, secondo l’opinione pubblica, incapaci, senza identità e, purtroppo, mi spiace dirlo, senza dignità. Ma no, suvvia, va tutto bene, è tutta colpa di Copernico, noi non c’entriamo nulla. Va tutto bene, possiamo stare tranquille/i!

Un giorno di Settembre, all’improvviso capita un caso fortuito.  Così avviene il miracolo e ci ritroviamo per puro caso, e sottolineo, per caso, con una classettina di 15-18 alunne e alunni.

Allora succede che perdiamo i sensi a cadiamo a terra “come corpo morto cade” per la sorpresa sconvolgente e assolutamente imprevista. Quando rinveniamo, ci mettiamo a lavorare sul serio, felici, in una classe vera, che merita questo nome!

Devo dire che questa fortuna è capitata anche a me, in questo anno scolastico. Ho una bella classettina di 15 alunne/i , di cui , posso dire vado fiera e, con me, le mie colleghe e i miei colleghi di sezione.  Certo le/i ragazze/i all’inizio erano un po’ “scioccati”, per usare un anglicismo: “che cos’ha quest’anno la professoressa di lettere? Sta bene? Sembra una vera professoressa, anzi una persona normale: ci comprende, spiega di nuovo la lezione se non abbiamo capito, ci aiuta quando non riusciamo a svolgere un esercizio, ci consola, se prendiamo un brutto voto, anche in un’altra materia (e non è la nostra coordinatrice!), ci spiega pure come dobbiamo fare per recuperare un brutto voto e, cosa assurda!, ci dà  il tempo necessario per fare il recupero o gli approfondimenti a casa e a scuola! Soprattutto, però, si meravigliavano del fatto che, appena entravo in classe, capivo subito se qualcuno aveva qualche cosa che non andava, sì, avete capito non un problema, ma, proprio  se qualcosa non girava per il verso giusto: un malessere fisico, un disagio personale, un dubbio, un’incertezza, una difficoltà più o meno grave etc. etc.

Allora ho iniziato a parlare di come è fatta la società attuale, di che cosa vuol dire Stato, di che cosa sono le leggi, della cultura contemporanea , anzi del mero significato della parola “cultura”, della vita, insomma; della vita del terzo millennio. Questo  perchè , se non sappiamo com’è fatta la nostra vita di oggi, come possiamo pretendere di spiegare quella degli antichi Egizi, lo Stato e le leggi dei Romani, le angherie che i vecchi proprietari feudali imponevano ai loro servi etc., etc.?

Ho anche iniziato a parlare anche di “attualità”, non dell’attualità antica , scusate il bisticcio di parole , quella dei nostri tempi di scolare e scolari,  ma di quella moderna, profonda: il diritto alla felicità,  anzi il rispetto di tutti i diritti delle/dei cittadine/i e non, delle/degli italiane/i e delle/degli extracomunitarie/i, del rispetto delle differenze, di solidarietà, pace, umanità, religiosità laica e non, di volontariato, dei diritti del bambino e della bambina, delle donne e degli uomini, del diritto all’istruzione, della cura dell’ambiente, di patriottismo, del diritto alla non-violenza, della , purtroppo esistente, violenza di genere, del femminicidio, delle molestie sessuali tra i giovani e tra gli adulti, delle Pari Opportunità, della Giustizia………,della politica..ehm…intendevo quella vera, di cui parlavano i Greci: il servizio svolto per la  “polis”, della politica corretta, onesta, al servizio dei/delle cittadini/cittadine,  “giusta” nel significato etimologico del termine…, della Costituzione.

Ma loro , le/i mie/miei 15 alunne/i sono giovani , e che giovani!, e hanno capito subito la differenza; hanno capito che semplicemente avevo la possibilità di svolgere normalmente il mio lavoro di insegnante e che loro erano diventati dei/delle veri/vere e propri/proprie “alunni/i “, cioè delle/dei ragazze/i che dovevano esere “alimentati” nella loro sete e fame di sapere, aiutati nella loro crescita personale (cognitiva, morale, religiosa, culturale, civica, sportiva) ; potevano diventare, con una normale guida che “indicava” la via della conoscenza, potevano diventare anche loro, proprio loro, che fino all’anno precedente erano state//i visti/viste come dei ragazzi/e indisciplinati/e e senza voglia di studiare, delle persone “colte”, capaci di districarsi nell’intricata matassa della vita.

Allora è iniziata un’avventura straordinaria che è ancora in corso e che , mi auguro , se le circostanze ce lo permetteranno,  durerà fino agli esami di Stato e anche dopo…..

Quest’anno mi sento finalmente una “maestra” e una maestra con la “M” maiuscola.

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