Un’interessante articolo apparso su agendadigitale.it delinea la didattica del prossimo futuro. Redattore dell’articolo è Giovanni Perani, noto studioso che delinea un quadro complesso e interessante. per l’autore, infatti, “Apprendimento e insegnamento, la Scuola, sono tra gli ambiti passibili di importanti modificazioni a opera dei sistemi di intelligenza artificiale. Lo studio mnemonico, ad esempio, potrebbe presto non essere più un valore aggiunto dal momento che l’AI potrà sostituirlo a costi inferiori rispetto al capitale umano. Parallelamente, all’intelligenza artificiale potrebbe essere affidata la trasmissione di programmi di studio personalizzati, sempre però mediati dalla professionalità umana dei docenti”.
Quindi un cambiamento epocale. Non nella figura dell’insegnante, quanto nel suo rapporto con la didattica.
“…I nodi della questione passano necessariamente anche attraverso lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, cioè della possibilità di creare hardware e software in grado, in certa misura, di evolversi con l’esperienza e svolgere funzioni fino ad ora di esclusiva pertinenza dell’intelligenza umana, attualmente corrispondenti a quel lavoro mnemonico e meccanico di causa/effetto che è conseguenza dell’apprendimento letterale. Si tratta di presidi tecnologici che, dopo aver sostituito molte tute blu con le forme dell’automazione industriale, sono passibili di prendere il posto anche di certa parte dei colletti bianchi, nella fattispecie in quelle funzioni normate, omologate e radicate in connessioni logiche predefinite. Dunque l’allenamento – e di conseguenza il frutto dell’allenamento dello studio mnemonico – non sarà più un valore aggiunto nella società del domani, dal momento che sarà possibile sostituirlo in modo eccellente e a costi decisamente inferiori di quanto richieda il capitale umano.
Ma tale innovazione è idonea anche all’insegnamento, fino a prendere il posto delle metodologie tradizionali? In via previsionale auspichiamo il giusto mezzo: una trasmissione di programmi di studio personalizzati affidata sì all’intelligenza artificiale, ma accompagnata e mediata dalla professionalità umana.
Si libererebbero una quantità di forze inutilmente disperse del corpo docente, a quel punto messo nella condizione di pretendere per sé la giusta attenzione e soprattutto, di converso, di prestare attenzione e apportare valore alla singolarità se non di ciascuno studente perlomeno di gruppi di studenti con talenti similari. Si potrebbe così garantire non solo un accesso universale allo studio e l’inclusività per studenti con bisogni speciali, ma anche quell’incontro “speciale” che trasforma l’apprendimento mnemonico e letterale in apprendimento significativo ed emozionale”.
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