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FederIstruzione: lo sciopero scuola fa cassa per lo Stato

Per il segretario generale Antonio Scarpellino la protesta, così com’è, serve solo a mantenere la visibilità delle sigle e porta incassi all’erario attraverso le trattenute in busta paga, fino a quasi 100 euro lordi al giorno. La proposta: applicare le norme alla lettera, fino a inceppare gli scrutini, e rifiutare in blocco gli incarichi non obbligatori svolti gratis o quasi.

Roma 4 novembre 2026 – Chi sciopera perde stipendio, chi organizza lo sciopero guadagna visibilità, e a incassare è lo Stato. È il bilancio che Antonio Scarpellino, segretario generale di FederIstruzione, traccia dello sciopero nella scuola, definito «sempre meno efficace» e «fortemente penalizzante» per il personale. Per FederIstruzione l’astensione dal lavoro è diventata un meccanismo che non produce risultati per i lavoratori e porta un beneficio solo ad altri.

Il conto in busta paga

Per un’intera giornata di sciopero la trattenuta corrisponde a un trentesimo dell’imponibile fiscale. In media la perdita netta è di circa 68 euro, e in alcuni casi la trattenuta lorda può sfiorare i 100 euro.

Gli importi variano con anzianità e profilo:

  • Docente di primaria a inizio carriera: si va dai 57 ai 59 euro lordi, pari a una decurtazione netta tra i 40 e i 45 euro.
  • Collaboratore scolastico con 21 anni di anzianità: la trattenuta lorda è tra i 51 e i 53 euro.
  • Docente di secondaria superiore a fine carriera (35 anni): secondo i dati aggiornati al 2025, la perdita media è tra i 96 e i 98 euro lordi.

Sono stime indicative, che cambiano con la posizione di ciascun lavoratore. La trattenuta, inoltre, viene calcolata sul lordo fiscale e pesa quindi più di quanto il dipendente percepisce come netto a fine mese.

«A pagare sono sempre i lavoratori»

Per FederIstruzione il punto è questo. Il costo della protesta ricade per intero su lavoratori che, sottolinea il sindacato, già vivono condizioni contrattuali e retributive inadeguate. Per ogni adesione la perdita individuale diventa un risparmio per le casse pubbliche, che trattengono lo stipendio di una giornata senza dover garantire il servizio. Un sacrificio economico che il sindacato giudica eccessivamente oneroso, per una protesta che non produce risultati concreti e tangibili.

Una protesta «di facciata»

Le giornate di sciopero isolate e sporadiche, secondo Scarpellino, rischiano di diventare iniziative puramente simboliche, utili soprattutto a mantenere una «parvenza di rappresentatività» e di visibilità delle organizzazioni sindacali. Il segretario generale richiama la crescente percezione di una rappresentanza spesso distante dalle esigenze reali dei lavoratori e, talvolta, condizionata da logiche e appartenenze politiche.

La proposta: norme alla lettera e stop ai favori gratuiti

L’alternativa punta sull’azione unitaria del personale, con due richieste:

  • Applicazione rigorosa delle norme. Molte regole, sostiene FederIstruzione, vengono rispettate sempre meno, perché la scuola funziona grazie a prassi e adattamenti. Applicarle tutte alla lettera, senza scorciatoie, ingesserebbe le operazioni più delicate, a partire dagli scrutini.
  • Rifiuto in blocco degli incarichi non obbligatori. Progetti, coordinamenti e compiti aggiuntivi che oggi si reggono sulla disponibilità del personale, a costo zero o quasi per l’amministrazione, verrebbero rifiutati da tutti insieme.

Sono forme di mobilitazione, nella lettura del sindacato, pienamente legittime, capaci di incidere sul funzionamento ordinario delle scuole e prive di costi in busta paga. Il comunicato non indica tempi né modalità di organizzazione.

La sfida finale

«Il personale scolastico non ha bisogno di scioperi di facciata», conclude Scarpellino, ma di «iniziative concrete, coraggiose e capaci di produrre risultati». Solo un’azione condivisa, organizzata e realmente rappresentativa potrà restituire forza alla protesta, dignità alla categoria e credibilità alla rappresentanza sindacale.

di Redazione

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