A Guspini il convegno “Direzioni comuni” con Dario Ianes: scuola, famiglie e servizi a confronto per promuovere inclusione e partecipazione.
Al Teatro Murgia il convegno “Direzioni comuni” ha riunito esperti, scuola, servizi sociali e famiglie. Al centro del confronto il diritto alla partecipazione, il cambiamento dei contesti educativi e il valore del lavoro di rete.

GUSPINI, 29 ottobre 2026 – Ripensare la scuola, trasformare gli ambienti educativi e costruire comunità capaci di valorizzare le differenze. È la sfida rilanciata a Guspini durante il convegno “Direzioni comuni”, che ha visto la partecipazione di Dario Ianes, tra i principali riferimenti italiani nel campo della pedagogia speciale e dell’inclusione scolastica.
L’incontro, ospitato al Teatro Murgia e promosso dal Centro per le Famiglie del PLUS Guspini insieme alla Cooperativa Sociale La Clessidra, ha coinvolto esperti, professionisti dell’educazione, operatori sociali, rappresentanti delle istituzioni e famiglie.
Al centro della giornata una domanda che riguarda non soltanto la scuola, ma l’intera società: come costruire ambienti nei quali ogni persona possa partecipare realmente alla vita collettiva, superando le barriere che limitano le opportunità di apprendimento, relazione e autonomia?
Il confronto ha messo in evidenza la necessità di passare da un modello che chiede alle persone di adattarsi ai contesti esistenti a una prospettiva che interviene sugli ambienti, sulle pratiche educative e sull’organizzazione dei servizi.
Dario Ianes: l’inclusione parte dal cambiamento dei contesti
Il contributo di Dario Ianes ha rappresentato uno dei momenti centrali del convegno, riportando l’attenzione sul significato dell’inclusione e sulle trasformazioni necessarie per renderla una pratica quotidiana.
Per lungo tempo, gli interventi educativi si sono concentrati soprattutto sul sostegno alle persone con disabilità o con bisogni educativi speciali, con l’obiettivo di favorire il loro adattamento a contesti già strutturati.
La prospettiva inclusiva invita invece a interrogarsi sul funzionamento degli ambienti stessi: come sono organizzate le attività? Quali possibilità di partecipazione vengono offerte? Gli spazi, le relazioni e le metodologie didattiche consentono a tutti di apprendere e contribuire?
La questione non riguarda soltanto la disponibilità di strumenti compensativi, sostegni individualizzati o risorse professionali. Richiede anche un ripensamento delle pratiche didattiche, dell’organizzazione scolastica e delle modalità attraverso le quali vengono riconosciute e valorizzate le differenze.
In questa prospettiva, l’inclusione non può essere affidata esclusivamente agli insegnanti di sostegno o agli specialisti. È una responsabilità condivisa che coinvolge docenti, dirigenti scolastici, famiglie, servizi territoriali e istituzioni.
L’obiettivo è costruire un sistema educativo nel quale la diversità non rappresenti un’eccezione da gestire, ma una componente ordinaria della vita collettiva.
Pibiri e Moi: il ruolo del territorio nella cultura dell’inclusione
Il convegno ha evidenziato anche il contributo delle realtà sociali locali nella promozione di una cultura dell’inclusione.
In questo percorso si inserisce l’impegno di Dimitri Pibiri, presidente della Cooperativa Sociale La Clessidra, e di Andrea Moi, coordinatore del Centro per le Famiglie del PLUS Guspini, impegnati nella realizzazione di un’occasione di confronto tra competenze scientifiche, esperienze professionali e vissuti quotidiani.
Iniziative di questo tipo consentono di ampliare il dibattito oltre gli ambienti specialistici, coinvolgendo direttamente cittadini e famiglie e favorendo una maggiore consapevolezza sui temi educativi e sociali.
Il Centro per le Famiglie assume, in questo quadro, una funzione che va oltre il sostegno alla genitorialità. Si configura come uno spazio di ascolto, orientamento e partecipazione, capace di favorire il dialogo tra persone, servizi e istituzioni.
La costruzione di una comunità inclusiva passa anche da queste occasioni di incontro, nelle quali è possibile condividere esperienze, riconoscere bisogni e individuare risposte più coordinate.
Diego Palma: la presenza non basta, serve una partecipazione reale
Un altro tema centrale è stato affrontato da Diego Palma con l’intervento “Tra gioco e attenzione. La presenza che sostiene i primi apprendimenti”.
La riflessione ha posto l’accento sulla differenza tra essere fisicamente presenti in un ambiente educativo e avere la possibilità di parteciparvi in modo significativo.
Uno studente può trovarsi in classe senza riuscire a interagire, scegliere, contribuire alle attività o sviluppare relazioni. Per questo, la qualità di un percorso inclusivo non può essere valutata soltanto sulla base della presenza, ma deve considerare le opportunità concrete offerte a ciascuna persona.
Gioco, ascolto e relazione diventano elementi importanti per sostenere i primi apprendimenti e riconoscere le diverse modalità attraverso le quali bambini e ragazzi manifestano attenzione, autonomia e capacità di partecipazione.
Anche il concetto di autonomia richiede uno sguardo più ampio: essere autonomi non significa necessariamente svolgere ogni attività senza aiuto, ma poter esprimere preferenze, compiere scelte e utilizzare i sostegni necessari per prendere parte alla vita quotidiana.
Nel suo contributo, Palma ha richiamato anche il volume di prossima pubblicazione per Erickson, scritto insieme a Maddalena Giocondo, dal titolo “Costruiamo abbastanza mondo”, con la prefazione di Dario Ianes e Stefano Porcu.
Una domanda che invita gli adulti a interrogarsi sulla capacità di creare opportunità concrete di crescita, relazione e autodeterminazione per le nuove generazioni.
Scuola, servizi sociali e professionisti: la forza del lavoro di rete
Il programma ha dato spazio a diverse prospettive professionali, mostrando quanto la qualità dei percorsi inclusivi dipenda dalla collaborazione tra competenze differenti.
Stefano Porcu, psicologo, psicoterapeuta e pedagogista, ha affrontato il tema del disagio scolastico e dello sviluppo delle competenze trasversali, richiamando l’importanza della dimensione educativa nella prevenzione delle difficoltà.
Danilo Littarru, psicologo clinico, ha approfondito il ruolo della peer education, soffermandosi sulle potenzialità delle relazioni tra pari nella promozione della partecipazione e del protagonismo.
Antonella La Gaetana, assistente sociale, ha invece posto l’attenzione sulle sinergie tra scuola, servizi sociali e istituzioni, considerate fondamentali per evitare la frammentazione degli interventi e assicurare continuità ai percorsi di accompagnamento.
Dai diversi contributi è emerso un elemento comune: la complessità dei bisogni educativi e sociali richiede risposte coordinate, capaci di mettere in relazione professionalità, risorse e conoscenze.
Nessun intervento isolato può rispondere a tutte le esigenze di una persona. Il lavoro di rete permette invece di costruire percorsi più coerenti, accessibili e attenti alle specificità individuali.
La collaborazione tra scuola, famiglie e servizi diventa così una condizione essenziale per trasformare i principi dell’inclusione in esperienze concrete.
Johanne Cesarano modera il confronto con il pubblico
A moderare il dibattito conclusivo è stata Johanne Cesarano, di GiULiA Giornaliste, che ha accompagnato il dialogo tra relatori e partecipanti.
La parte finale dell’incontro ha consentito di approfondire i temi emersi durante la giornata, collegandoli alle esperienze delle famiglie e degli operatori.
Le domande del pubblico hanno contribuito a mantenere il confronto ancorato alle situazioni quotidiane, facendo emergere interrogativi e prospettive legati alla scuola, ai servizi e alle possibilità effettive di partecipazione.
Il dialogo tra competenze differenti ha restituito il significato del titolo “Direzioni comuni”: riconoscere la pluralità dei punti di vista e delle responsabilità, individuando obiettivi condivisi per costruire risposte più efficaci.
Guspini, il messaggio del convegno: l’inclusione riguarda tutti
L’incontro al Teatro Murgia ha riportato al centro del dibattito una questione decisiva per il futuro delle politiche educative e sociali: l’inclusione non può essere ridotta a un insieme di interventi rivolti a singole categorie di persone, ma richiede una trasformazione più ampia degli ambienti e delle relazioni.
Scuola, famiglie, servizi e istituzioni sono chiamati a collaborare per creare condizioni nelle quali ciascuno possa apprendere, scegliere, partecipare e contribuire alla vita della comunità.
È questo il filo conduttore emerso dai contributi di Dario Ianes, Diego Palma e degli altri professionisti intervenuti a Guspini: non basta garantire la presenza delle persone nei luoghi dell’educazione e della socialità, se non vengono offerte opportunità reali di partecipazione.
La domanda “Costruiamo abbastanza mondo?”, richiamata da Palma, sintetizza la responsabilità degli adulti e delle istituzioni nel creare contesti capaci di accogliere le differenze e valorizzare le potenzialità di ciascuno.
Il convegno promosso dal Centro per le Famiglie del PLUS Guspini e dalla Cooperativa Sociale La Clessidra ha offerto un’occasione per mettere in relazione ricerca, competenze professionali ed esperienze territoriali.
La sfida che emerge è trasformare il confronto in pratiche quotidiane: ambienti educativi più accessibili, relazioni significative e servizi capaci di lavorare insieme.
Perché una comunità inclusiva non è quella che si limita ad accogliere le persone, ma quella che consente a ciascuno di esserne parte attiva.
di Redazione


