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Patrizio Bianchi: A settembre la scuola si fonderà su un nuovo patto educativo. A luglio il piano di riapertura

Patrizio Bianchi: A settembre la scuola si fonderà su un nuovo patto educativo. A luglio il piano di riapertura.

All’indomani dell’approvazione del decreto scuola, Patrizio Bianchi, coordinatore del Comitato nazionale degli esperti del Ministero dell’Istruzione per il rilancio della scuola, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano Vita. Il Comitato presieduto da Bianchi si è insediato lo scorso 23 aprile ed entro la fine di luglio dovrà predisporre un piano che dia una prospettiva alla scuola, oltre la ripartenza. Negli ultimi dieci giorni è uscito il documento del Comitato tecnico scientifico con le regole nazionali di sicurezza nelle scuole; a seguire, il documento consegnato al Ministro Lucia Azzolina prodotto dal Comitato degli esperti con una serie di riflessioni sulla ripartenza e l’indicazione degli strumenti per semplificare e aiutare la vita delle singole scuole. Insomma cominciano a delinearsi gli scenari per la riapertura delle scuole a settembre. Ma come spiega Bianchi di scenari soltanto si tratta al momento.

“Abbiamo fatto tutte le operazioni possibili per la riorganizzazione didattica, per consentire alle scuole di potersi muovere trovando anche spazi aggiuntivi all’esterno insieme con i Comuni e le Province; abbiamo fatto una lista di tutta una serie di norme che oggi regolano la scuola che devono essere derogate o ridefinite in maniera diversa per mettere in condizione ogni scuola di adottare le regole e di avere gli strumenti per poterlo fare nelle specifiche realtà”.

In ogni caso Bianchi pare avere delle idee chiare su quale sarà la scuola futura. “Nel nostro gruppo, estremamente eterogeneo, abbiamo formulato l’idea che il perno della nostra scuola siano i patti educativi di comunità che ho imparato a Mirandola, nel Modenese, durante l’esperienza del terremoto 2012, quando venivano giù i muri della scuola ma abbiamo fatto scuola lo stesso. Come? Invocando la partecipazione di tutti, istituzioni, mondo del volontariato e del Terzo settore, comunità. I ragazzi hanno bisogno di ritrovare una comunità che si stringa attorno alla propria scuola per ricostruirla non nei muri ma nella sostanza. E bisogna metterci dentro più musica, sport, più vita pubblica, tutte attività che si fanno insieme”.

In ogni caso, per Bianchi non si può non tener conto di questi mesi, di quanto la didattica a distanza abbia influito sui rapporti stessi tra docenti e alunni. “Dobbiamo valorizzare il fatto che nell’uso degli strumenti tecnologici i ragazzi sono più avanti dei loro insegnanti che sono nati e si sono formati nel secolo scorso, quando gli strumenti che oggi usiamo non esistevano ancora ma che, allo stesso tempo, possono dare ai loro alunni la visione critica su cui riflettere per usarli nel modo migliore. In una situazione difficilissima la scuola italiana, con grandissime difficoltà, è riuscita a usare tutti gli strumenti possibili per restare in contato con i ragazzi.”

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