Locatelli: L’epidemia non è finita, ma i segnali sono positivi. Plexiglas a scuola? Non serve

Locatelli: L’epidemia non è finita, ma i segnali sono positivi. Plexiglas a scuola? Non serve.
Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera nella quale ha commentato i dati legati all’emergenza coronavirus in Italia, l’ultimo rapporto del ministero della Salute (e i focolai ancora attivi) e la riapertura delle scuole e dei confini europei.
“Gli indicatori danno segnali positivi. Bisogna continuare a monitorare e a mantenere comportamenti individuali responsabili. Il quadro non desta preoccupazioni perché l’Rt (indice di contagio) è inferiore a 1 ovunque. Si intravvedono focolai locali, ma sempre controllati. Il messaggio è che la circolazione del virus è ancora rilevante e che l’epidemia non è conclusa”, spiega Locatelli.
E sul caso Lombardia, dove l’Rt è leggermente risalito, ha spiegato: “Teniamo conto che i nuovi casi vanno rapportati ai tamponi effettuati per la diagnosi e la Lombardia ne sta facendo tanti. Inoltre parliamo della Regione con la maggiore densità di popolazione, 11 milioni di italiani su 60 vivono qui. È stata senza dubbio la più colpita ed è normale che la curva scenda più lentamente che altrove. Nelle epidemie è sempre così, è un fenomeno normale. Giusto vigilare ma nessun segnale di allarme”.
Capitolo scuola: come riaprire in totale sicurezza? “Partiamo dal presupposto che la didattica doveva assolutamente ripartire dopo l’interruzione necessaria – precisa Locatelli – Abbiamo dato principi fondamentali per accompagnare la riapertura. Studenti e personale non devono andare a scuola con febbre a 37,5 o se hanno avuto contatti con persone positive, i banchi distanziati di almeno un metro. Come ricordato dal dottor Sergio Iavicoli, dell’Inail, La Francia è sulla nostra linea, la Svizzera ha stabilito i 2 metri, la Germania 1,5. Le differenze mostrano quanto la scelta sia difficile. Raccomandiamo di evitare gli affollamenti, prevedere percorsi separati in entrata e uscita, di considerare accessi contingentati e di privilegiare l’attività ludica e fisica individuale anziché di gruppo. In palestra la distanza di sicurezza raddoppia”.
E il plexiglass divisorio tra i banchi? “Credo sia una misura estrema, da attuare se non si riesce a fare di meglio. Oltre alle altre misure, percorsi separati nelle aree di ricreazione e mascherine indossate da personale e studenti sopra i 6 anni sono sufficienti per evitare la ripresa dell’epidemia. Sul numero degli studenti per aula non abbiamo dato indicazioni. Il Belgio ne ha previsti 10 per classe, la Germania 15, la Gran Bretagna 14 più l’insegnante. Da docente universitario, ritengo che questa situazione rappresenti un’opportunità per investire sull’edilizia scolastica perché c’è bisogno di sedi sicure”.
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