Caffo (Telefono azzurro): la DaD ha cancellato la didattica del sostegno. I prof costruiranno la scuola futura

Caffo (Telefono azzurro): la DaD ha cancellato la didattica del sostegno. I prof costruiranno la scuola futura
Ernesto Caffo è il papà di telefono azzurro. Da sempre un osservatorio privilegiato sul mondo giovanile. Il neuropsichiatra infantile in un’intervista all’Huffpost ha spiegato quanto incida nei più giovani l’assenza della scuola. Un problema che in molti, estranei all’universo istruzione, tendono a sottovalutare. Relegandolo a mero fatto temporaneo che poco influisce sulla psiche di bambini e ragazzi. Concetto che Caffo ribalta, sottolineando anche un altro fattore completamente uscito dal dibattito: la totale assenza dal dibattito nella scuola sulla didattica del sostegno.
“L’assenza dei servizi educativi è un problema grave che i ragazzi stanno vivendo da tempi troppo lunghi. I bambini soffrono la mancanza dei rapporti con i coetanei. Il mondo digitale non basta: i ragazzi sono abituati anche al contatto fisico, alla condivisione, nella scuola come nell’attività sportiva. I ragazzi fanno fatica a seguire una didattica che non è interattiva, non ne capiscono il senso. Per non parlare dei tanti bambini con disturbi dell’apprendimento e altre problematiche, che in questo momento non hanno il sostegno cui avrebbero diritto e sono lasciati completamente fuori dall’aula digitale. Per molti bambini, inoltre, non è facile avere un proprio spazio, una propria autonomia. È necessario che tutti i soggetti della famiglia collaborino, e questo in molti casi purtroppo non avviene”.
Caffo, immaginare un post epidemia
Per Caffo occorre iniziare a ragionare sul post epidemia. Su una ricostruzione indirizzata ai ragazzi ma che non può prescindere dagli insegnanti.
“Stiamo costruendo canali di contatto per supportare gli insegnanti nell’affrontare alcune problematiche che gli studenti possono trovarsi a condividere con loro. Abbiamo lanciato un programma rivolto ai bambini dai 6 agli 11 anni su YouTube con gli influencer. Stiamo lavorando a stretto contatto col Miur per capire come adattare le tecnologie che abbiamo a disposizione a una generazione di ragazzi che vuole partecipare, essere presente, testimoniare un impegno per il proprio futuro. Dobbiamo riorganizzare la scuola sulla base di quelle che sono le loro esigenze”.
Caffo, la scuola cambierà pelle
Ma come deve cambiare la scuola durante e dopo la pandemia?
“È necessario uno sforzo enorme. Quello che io vedo oggi è una scuola molto preoccupata, quasi paralizzata dal problema di come tornare in aula in sicurezza. È un atteggiamento che non riguarda solo la ministra dell’Istruzione, ma che percepisco in tutto il mondo degli adulti che oggi si chiede: ‘Che ne sarà dei nostri ragazzi?’ Dobbiamo metterci a pensare, trovare delle risposte, ascoltare i ragazzi perché in molti casi loro delle risposte le hanno già. È necessario iniziare subito, già nei prossimi mesi: se la scuola resta chiusa, bisogna trovare il modo di offrire ai ragazzi attività educative, sociali e sportive, con la dovuta e necessaria distanza di sicurezza. Il digitale resta uno strumento fondamentale, ma dobbiamo iniziare a ridare senso al rapporto emotivo e relazionale tra le persone. Per i mesi a venire immagino attività e iniziative in tutta Italia che possano essere occasioni di incontro e di immaginazione del futuro. Non penso a un’estate di vacanza, perché purtroppo non è il momento di fare soste improprie: c’è bisogno di ripartire”.
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