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Il Virologo che ha vinto il virus a Vò: “Occorre fare il tampone a tutti”. Ecco perché

Il Caso Vò, dove c’è stata la prima vittima italiana, sta diventando un caso di scuola. Andrea Crisanti, docente di Microbiologia e virologia e direttore dell’Unità complessa diagnostica di microbiologia della Asl di Padova, è colui che lo sta gestendo. Sulla scorta della esperienza sul campo, i suoi suggerimenti hanno un valore molto importante. Li ha spiegati in un’intervista al CorrieredellaSera.

Il «modello veneto» è esportabile ad altre regioni italiane?
«L’obiettivo è controllare l’epidemia nelle fasi iniziali, anche per limitare la severità delle manifestazioni cliniche. Credo che l’approccio scelto per Vo’ possa essere utilizzato per chiudere i focolai esistenti nel nostro Paese — a partire da Veneto, Marche, Emilia-Romagna —, per poi concentrare gli sforzi in Lombardia. Però bisogna fare presto, il tempo non è dalla nostra parte».

In pratica cosa consiglia di fare?
«Ovunque ci siano focolai, eseguire test di massa alla popolazione e tracciare i contatti dei positivi (più o meno stretti), quindi isolare tutti i contagiati, anche se asintomatici. Ci vuole un’azione aggressiva, altrimenti il virus continuerà a circolare. L’alternativa è la via cinese, tutto chiuso per 3 mesi senza eccezioni».

È un programma sostenibile dal punto di vista economico?
«Un tampone costa 30 euro, un paziente in terapia intensiva dai 3 ai 5mila euro al giorno».

Come valuta la situazione in Lombardia?
«C’è molto sommerso, bisogna farlo emergere, trovare e isolare tutti i positivi e i relativi contatti, diretti e indiretti. Costi quel che costi: servono 5 milioni di tamponi? Che si prendano. La Lombardia ha le risorse per farcela, ma servono misure drastiche».

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