La sua colpa? essere un bambino e avere fame. Pino Astuto aveva 9 anni, era orfano di padre e aveva fame. Questo gli è costato un avita negata. Oggi, Pino 61enne si è regalato il sogno della vita: andare a scuola. Una vita negata. Una storia terribile di abusi quella di Giuseppe Astuto, 61enne nato in una famiglia povera in piccolo comune della Calabria.
Pino è un bambino quando resta chiuso nel negozio di alimentari del suo paese, dove la mamma lo manda a prendere il pane. Si era fatto tardi e lui rimase chiuso dentro, in una meraviglia da mangiare… crollò sfinito di cibo e si addormentò dentro a una cesta del pane, sì, proprio del pane.
Arrivarono all’indomani i carabinieri, chiamarono la mamma: “Signora Teresa, suo figlio non lo vedrà più”. Per Pino inizia così una prigionia ingiustificata. Lo portano in un manicomio di Girifalco in calabria.”Diagnosi: carenza affettiva. Ricoverato per ragioni umanitarie”. È questa la cartella clinica di Giuseppe Astuto, detto Pino, che il 15 dicembre 1967 viene ricoverato. La madre non lo cercherà mai. Non è un malato psichiatrico, è solo un bambino, ma il suo incubo durerà 32 anni.
Gli infermieri si schifavano, e lo spogliarono nudo e sotto la doccia lavato con una scopa come un animale. Racconta che per anni non ha avuto scarpe, camminava nell’acqua sporca tra le feci, i piedi viola. Avevo la matricola 101 come i detenuti.
Serenella Galeno, l’avvocato di Pino, afferma che il manicomio era diventato ahimè la sua casa. Tramite il suo avvocato, la lametina Serenella Galeno, ha ottenuto il “riconoscimento della responsabilità dei sanitari per aver eseguito un ricovero illegittimo”. I giudici hanno riconosciuto la sussistenza del “danno non patrimoniale individuabile nella perdita di chance dall’essere inserito in un nucleo familiare e liquidato equitativamente”. La questione sta per approdare alla CEDU di Strasburgo (Corte europea dei diritti dell’uomo) al fine della valutazione della mancata liquidazione del danno da perdita della libertà personale.
Nel 1999 dopo 32 anni lascia per sempre il manicomio. Angela sua moglie è tutto. Lui ricicla ogni cosa e colleziona penne, quelle che non ha avuto a scuola per 50 anni. Oggi ha 61 anni, le Iene scoprono il suo caso e gli viene offerta la possibilità di imparare a leggere e scrivere. Pino il giorno dopo è pronto per il suo primo giorno di scuola con la sua penna, e con grande ironia dice che sembra un primario. Lo aspetta il maestro Mimmo Sgrò e la moglie Angela viene portata dal parrucchiere.
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