Le scuole cadono a pezzi, servono 200 miliardi

Le scuole cadono a pezzi, servono 200 miliardi in 20 anni per ammodernarle, ma anche per rendere le strutture più efficienti. L’allarme è stato lanciato ieri dalla Fondazione Agnelli che ha recensito i 40mila plessi scolastici italiani. Il quadro di insieme è inquietante.
Dei 40mila edifici su tutto il territorio nazionale l’età media è di ben 52 anni, ma due terzi delle scuole sono state costruite tra la fine del 1800 e il 1970. Insomma l’Italia sconta un gap nell’edilizia scolastica che è diventato ormai patologico. In molti casi invece di intervenire con costosi interventi di manutenzione e ristrutturazione sarebbe persino più economico costruire nuovi plessi scolastici, magari all’avanguardia.
Non si tratta infatti solo di mettere in sicurezza controsoffitti, cantine, solai, o caldaie per andare a scuola senza rischi, ma si dovrebbe – secondo la Fondazione Agnelli – rendere gli edifici ecosostenibili, con risparmi sulla gestione ordinaria anche del 40 per cento. La Fondazione, tra l’altro, ha appena terminato di ristrutturare due plessi di Torino insieme alla Fondazione San Paolo.
Tuttavia costruire scuole da zero potrebbe non essere un investimento illuminato. Secondo le stime dell’Istat nei prossimi 10 anni avremo un milione di studenti in meno e perderemo ben 43mila classi. Ecco perché, secondo il rapporto, è meglio concentrarsi sulla manutenzione straordinaria e sulla riconversione di strutture già operative. Dei quarantamila edifici, il 10 per cento hanno problemi strutturali dichiarati, le scuole cadono a pezzi e bisognerà comunque intervenire cercando di razionalizzare le risorse.
Ne va anche della didattica: diversi gli studi che hanno provato come in edifici più moderni rendono al meglio sia gli insegnanti che gli scolari. Serviranno corposi investimenti, ma intanto si procede con continui interventi di piccoli cabotaggio, comunque costosi, ma che rendono comunque vecchiotte le nostre strutture scolastiche.
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