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Chat di classe choc: studenti scambiano pedopornografia e frasi blasfeme

È cominciata domenica scorsa, come un gioco. La solita chat tra studenti. La sfida era: «Apriamo un gruppo WhatsApp e vediamo se riusciamo ad arrivare a cinquecento persone».  In due giorni è diventato un delirio. Sui telefoni di centinaia di minorenni sono arrivati fotomontaggi e immagini di natura pedopornografica. Ma anche immagini sacre corredate da bestemmie e volgarità, e altre oscenità.

I genitori degli alunni di una scuola media di Pogliano, nel milanese, non credevano ai propri occhi. Il primo a scoprire i contenuti della chat ha dato vita a un’altra catena di sant’Antonio parallela. In poche ore esistevano due mondi: quello degli studenti della scuola media e delle loro foto porno o blasfeme e quello dei genitori che cercavano di bloccare la chat. Ovviamente la scuola come istituzione non c’entra nulla in questa vicenda. Alla fine il comitato genitori, costituito per l’occasione avrebbe scoperto l’untore. Un tredicenne che aveva come scopo l’innocente traguardo di 500 membri della chat.

Non è il primo caso e non sarà l’ultimo. I genitori pensano che le chat di classe su WhatsApp siano del tutto innocue. Cosa potranno mai dirsi dei ragazzini di 10, 11, 12 anni? Invece accade sempre più spesso che diventino un ricettacolo di violenza, sesso, razzismo e antisemitismo. L’ultima trovata è quella degli sticker (adesivi virtuali). Nelle classi dei bambini italiani delle medie, ma anche delle elementari, ne gira uno con la faccia di Hitler. Il titolo è Battle Royale, una modalità di videogioco, sotto ci sono un teschio e una cifra: 6 milioni (gli ebrei morti nei campi di sterminio ndr). In un altro c’è sempre Hitler che dice: «Mi stai simpatico, ti faccio fare la doccia per primo». Oppure la foto di un bambino focomelico e la scritta «Batti le mani». O battute che di certo ridere non fanno: «Non è stupro è sesso a sorpresa».

 

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