Un applauso a noi che la prof aveva sempre ragione e se prendevamo una nota ci davano il resto

Un applauso a noi, che da piccoli facevamo i compiti tutti i pomeriggi, che se prendevamo una nota ci davano il resto a casa, e poi, forse, ci lasciavano spiegare. Che se un educatore (maestra, coach, catechista, non importa) si incazzava con noi, era comunque colpa nostra, poi al massimo si vedeva. Che uscivamo da scuola e correvamo a fare sport, ma solo dopo aver giocato dall’amico, nutriti a olio di palma, barrette Kinder e polvere dei lotti. E il tempo ci bastava sempre, pensate un po’.
E un applauso a noi…
che nessuno si preoccupava di mandarci dal neuropsichiatra infantile per una pagina di Storia da studiare, o perché l’allenatore di calcetto ci metteva sempre in panchina.
Perché ci dicevano, semplicemente, che in panchina ci stavamo perché eravamo pippe e il due a scuola l’avevamo preso perché eravamo ciucci. E non c’è niente di male ad essere pippe e ciucci. È un punto di partenza.
Da cui si può sempre andare avanti, tra l’altro.
Ma crescere i figli nelle campane di vetro, prendersela con gli insegnanti, la scuola, gli alieni, le scie chimiche, Superman che è diventato cattivo, di certo è molto, ma molto peggio.
Stiamo creando adulti che non sanno accettare le sconfitte e non sanno cavarsela da soli.
E da questo, perdonatemi il pessimismo, non c’è ritorno
E’ questo un post da qualche mese è stato condiviso sui social e che continua ad essere postato da centinaia di utenti anche se, purtroppo, non si conosce l’autore. Come si legge nel lungo sfogo, l’autore confronta le giovani generazioni con quelle di un tempo quanto c’era una diversa forma di rispetto per la scuola e per le autorità.
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