Livello di inglese nelle scuole italiane: dati, criticità e strumenti di supporto per i docenti

L’Italia si posiziona ancora sotto la media europea per competenza in inglese. I dati EF EPI 2025 e il Rapporto INVALSI 2025 confermano un quadro preoccupante: il divario tra gli obiettivi fissati dal Ministero dell’Istruzione e i risultati reali degli studenti resta ampio.
Le Indicazioni Nazionali stabiliscono traguardi precisi per ogni ciclo scolastico, dal livello A1 in primaria fino al B2 al termine delle superiori. Eppure, raggiungere questi target rimane una sfida per milioni di studenti. Il tema dell’inglese scuola livello merita un’analisi approfondita, basata su dati aggiornati al 2025-2026, per comprendere le criticità strutturali e individuare strumenti concreti a disposizione dei docenti.
Quali livelli di inglese prevedono le Indicazioni Nazionali per ogni ciclo scolastico?
Le Indicazioni Nazionali del Ministero dell’Istruzione definiscono una progressione graduale e continua delle competenze linguistiche, allineata al Quadro Comune Europeo di Riferimento (CEFR). Ogni ciclo scolastico ha un obiettivo chiaro, pensato per costruire competenze solide anno dopo anno.
La logica è semplice: partire dalle basi in primaria, consolidare alle medie, raggiungere l’autonomia alle superiori. Chi cerca ripetizioni in inglese spesso lo fa proprio perché questa progressione si interrompe, lasciando lacune difficili da colmare nei cicli successivi.
Dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado: livelli A1 e A2
Al termine della scuola primaria, ogni alunno dovrebbe raggiungere il livello A1 del CEFR. Cosa significa concretamente? Comprendere espressioni familiari, presentarsi, rispondere a domande semplici sulla propria vita quotidiana. Sono le fondamenta, il primo mattone di un percorso lungo tredici anni.
Il passaggio alle medie alza l’asticella al livello A2. Lo studente deve sostenere brevi scambi informativi su argomenti personali e familiari, leggere testi semplici e scrivere messaggi elementari. Il vocabolario resta limitato al contesto quotidiano, ma la capacità comunicativa cresce.
Queste due fasi giocano un ruolo determinante. Senza basi solide in A1, il raggiungimento dell’A2 diventa un’impresa. E senza un A2 autentico (non solo sulla carta), il biennio delle superiori parte già in salita.
La scuola superiore: dall’obiettivo B1 al traguardo B2
Il biennio obbligatorio punta al livello B1: comprensione di testi su argomenti generali, comunicazione spontanea in situazioni quotidiane, capacità di esprimere opinioni semplici. È la soglia dell’autonomia linguistica di base.
Al termine del quinquennio, il traguardo sale a B2. Qui lo studente dovrebbe interagire con disinvoltura su argomenti complessi, comprendere testi articolati e produrre argomentazioni chiare. Un livello che permette di studiare o lavorare in contesto anglofono.
Le differenze tra indirizzi scolastici sono marcate. I licei linguistici raggiungono più facilmente il B2, mentre negli istituti tecnici e professionali la quota di studenti al livello atteso cala drasticamente. Le ore dedicate all’inglese variano, così come la preparazione specifica dei docenti.
I dati INVALSI 2025: a che punto è davvero l’inglese nella scuola italiana?
Il Rapporto INVALSI 2025 offre la fotografia più completa disponibile: oltre 2,5 milioni di studenti testati in 11.500 scuole su tutto il territorio nazionale. I numeri raccontano una realtà fatta di luci e ombre.
Scuola primaria: reading in calo, listening stabile
Il dato che colpisce riguarda la comprensione scritta. Nel 2025, il 91% degli alunni di quinta primaria raggiunge il livello A1 in reading. Sembra un buon risultato, ma nel 2024 era il 95%. Una contrazione di quattro punti percentuali che merita attenzione.
Il listening resta stabile all’86%, stesso valore del 2024. Nessun segnale di recupero rispetto ai livelli pre-pandemia, ma nemmeno un peggioramento. La scuola primaria mostra una tenuta complessiva, senza però offrire motivi di ottimismo.
Scuola media: miglioramenti significativi nel tempo
La secondaria di primo grado racconta una storia diversa. L’83% degli studenti raggiunge il livello A2 in reading (82% nel 2024) e il 70% in listening (68% nel 2024). Numeri in crescita costante.
Il confronto con il 2018, anno di avvio delle rilevazioni, è eloquente:
| Competenza | 2018 | 2024 | 2025 | Variazione 2018-2025 |
| Reading (A2) | 74% | 82% | 83% | +9 punti |
| Listening (A2) | 54% | 68% | 70% | +16 punti |
Il miglioramento nel listening è particolarmente rilevante. Sedici punti percentuali in sette anni indicano un cambiamento reale nelle pratiche didattiche del primo ciclo della secondaria.
Scuola superiore: il divario tra obiettivi e realtà
È qui che il quadro si complica. Solo il 55,3% degli studenti dell’ultimo anno raggiunge i traguardi attesi in comprensione scritta. La comprensione orale migliora (dal 35% nel 2019 a oltre il 43% nel 2025), ma resta lontana dagli obiettivi.
Quasi la metà degli studenti italiani esce dalle superiori senza il B2 previsto. Per contestualizzare: nel 2021, solo il 36,9% raggiungeva il B2 in listening e il 51,8% in reading. Il trend è positivo, ma la velocità di recupero non basta. Servirebbero anni, forse un decennio, per avvicinarsi ai livelli dei partner europei più performanti.
Divari territoriali e disuguaglianze: il nodo irrisolto dell’inglese a scuola
Le medie nazionali nascondono una frattura profonda. Il Nord-Ovest e il Nord-Est registrano quote significativamente più alte di studenti con livelli adeguati in ogni ciclo scolastico. Scendendo verso il Mezzogiorno, i numeri crollano.
In Campania e Sicilia, oltre il 60% degli studenti di seconda superiore non raggiunge i livelli minimi. La Calabria presenta criticità analoghe. Non si tratta di eccezioni statistiche, ma di un fenomeno strutturale che coinvolge milioni di ragazzi.
Le differenze emergono già nella primaria e si amplificano grado dopo grado. Uno studente che parte svantaggiato a sei anni accumula un ritardo che diventa quasi incolmabile a diciotto. A questo si aggiunge il divario tra indirizzi di studio: i licei superano nettamente gli istituti tecnici e professionali.
I fattori alla base di questa disuguaglianza sono molteplici: risorse scolastiche distribuite in modo disomogeneo, contesto socio-economico familiare, disponibilità di insegnanti qualificati. Il gap Nord-Sud nell’inglese riflette, in fondo, disuguaglianze più ampie del sistema educativo italiano.
Perché gli studenti italiani restano indietro rispetto alla media europea?
I dati EF EPI 2025 collocano i giovani italiani sotto la media europea nella padronanza dell’inglese. Le cause sono multiple e si rinforzano a vicenda, creando un circolo vizioso difficile da spezzare.
- Ore di esposizione insufficienti: il monte ore settimanale dedicato all’inglese nelle scuole italiane resta inferiore a quello di molti Paesi europei. In Olanda o nei Paesi scandinavi, gli studenti accumulano centinaia di ore in più nell’arco del percorso scolastico.
- Discontinuità didattica: il passaggio da un ciclo all’altro provoca spesso una perdita di competenze. Le stesse Indicazioni Nazionali segnalano questo problema, ma le soluzioni tardano ad arrivare.
- Formazione dei docenti: non tutti gli insegnanti di inglese possiedono un livello C1 o C2 certificato. Questo limita la qualità dell’input linguistico offerto agli studenti.
- Metodi troppo grammaticali: molte classi italiane privilegiano ancora regole e strutture a scapito della comunicazione orale e dell’ascolto attivo.
- Scarsa esposizione immersiva: nei Paesi del Nord Europa, film e serie TV non vengono doppiati. I ragazzi crescono ascoltando inglese ogni giorno. In Italia, il doppiaggio resta la norma.
- Impatto residuo della pandemia: la perdita di competenze linguistiche accumulata tra il 2020 e il 2022 non è ancora completamente recuperata, soprattutto nel Mezzogiorno.
Strumenti e strategie di supporto per i docenti di inglese
I docenti non sono soli di fronte a queste sfide. Esistono risorse concrete, sia istituzionali che metodologiche, capaci di migliorare i risultati in classe.
Sul fronte dei finanziamenti, i programmi PNRR e l’iniziativa Agenda Sud hanno già prodotto effetti misurabili. In Puglia, Calabria e Basilicata, le scuole coinvolte in progetti mirati mostrano progressi più rapidi della media regionale. I fondi esistono, ma serve capacità progettuale per intercettarli.
Le certificazioni internazionali funzionano come potente leva motivazionale. Esami Trinity (GESE e ISE), Cambridge e LanguageCert strutturano un percorso graduale che dà agli studenti obiettivi tangibili. Preparare una certificazione B1 o B2 cambia la percezione dell’inglese: da materia scolastica a competenza spendibile.
Sul piano metodologico, tre approcci stanno producendo risultati incoraggianti:
- Il CLIL (Content and Language Integrated Learning) integra l’inglese nell’insegnamento di altre materie, moltiplicando le ore di esposizione senza modificare il curricolo
- La flipped classroom ribalta la logica tradizionale: lo studente studia la teoria a casa e pratica in aula con il supporto del docente
- L’uso di media digitali in lingua originale (podcast, serie TV, video YouTube) trasforma l’ascolto passivo in esercizio attivo
Il Rapporto INVALSI 2025 insiste su un punto capitale: personalizzare l’apprendimento. Ogni studente ha lacune specifiche. Un alunno eccelle nel reading ma fatica nel listening. Un altro comprende tutto ma non riesce a parlare. Adattare il percorso ai bisogni individuali resta la strategia più efficace.
Il ruolo delle ripetizioni private nel colmare le lacune scolastiche in inglese
Le lezioni private rappresentano uno strumento complementare fondamentale per chi non raggiunge i livelli attesi a scuola. Il vantaggio principale? L’attenzione personalizzata. In classe, con venticinque studenti, il docente non può dedicare tempo sufficiente a chi resta indietro.
Un insegnante privato adatta il ritmo, identifica le aree deboli e costruisce un percorso su misura. Lo speaking, competenza quasi impossibile da sviluppare in classi numerose, beneficia enormemente del formato uno-a-uno. Lo stesso vale per il listening, dove le difficoltà individuali richiedono esercizi mirati.
Le piattaforme online hanno democratizzato l’accesso a questo tipo di supporto. Superprof, ad esempio, mette in contatto docenti e studenti in tutta Italia (42-44 Rue Alexandre Dumas, 75011 Paris, France), con la possibilità di scegliere tra lezioni online o a domicilio. La prima lezione è spesso offerta gratuitamente, un modo per verificare la compatibilità con l’insegnante prima di impegnarsi.
Le ripetizioni private si rivelano particolarmente utili in due scenari: la preparazione alle certificazioni internazionali (B1, B2) e il recupero in vista delle prove INVALSI. Un consiglio pratico per i docenti? Quando un alunno mostra difficoltà persistenti, suggerire ai genitori risorse di supporto extrascolastico può fare la differenza tra stagnazione e progresso reale.
FAQ
Qual è il livello di inglese richiesto alla fine delle scuole superiori in Italia?
Le Indicazioni Nazionali prevedono almeno il livello B2 del CEFR al termine del quinquennio della scuola secondaria di secondo grado. Al termine del biennio obbligatorio, il livello minimo atteso è B1. I dati INVALSI 2025 mostrano però che meno della metà degli studenti raggiunge effettivamente il B2, con differenze marcate tra Nord e Sud e tra diversi indirizzi scolastici.
Come vengono misurate le competenze di inglese degli studenti italiani?
Le prove INVALSI nazionali testano reading e listening a vari gradi scolastici, rapportando i risultati ai livelli CEFR (da A1 a C2). Coinvolgono oltre 2,5 milioni di studenti ogni anno. Le certificazioni internazionali (Cambridge, Trinity, LanguageCert) offrono un’ulteriore misurazione, riconosciuta a livello globale e sempre più richiesta da università e datori di lavoro.



