Oltre 1,3 milioni di studenti al bivio delle iscrizioni: inclusione scolastica ancora a ostacoli
Dal 13 gennaio al 14 febbraio le iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027. Ma per gli studenti con disabilità la scelta della scuola resta una sfida complessa
Gennaio è il mese della ripartenza ma, per oltre 1.342.504 studenti e le loro famiglie, è soprattutto il mese della scelta. Dal 13 gennaio è infatti partita la procedura di iscrizione alle prime classi per l’anno scolastico 2026/2027, un passaggio che si concluderà il 14 febbraio e che rappresenta molto più di un adempimento burocratico.
Dietro l’entusiasmo di un nuovo inizio si nasconde però una realtà meno visibile: per molti studenti con disabilità, la scelta della scuola si trasforma in un percorso a ostacoli, dove l’inclusione proclamata fatica a tradursi in pratica quotidiana.
Iscrizioni scolastiche e diritti: quando la scelta non è uguale per tutti
A puntare i riflettori su questa fase cruciale è In&Valid, realtà che opera quotidianamente al fianco di persone con disabilità e caregiver. Secondo l’organizzazione, il momento dell’iscrizione segna spesso l’inizio di una battaglia silenziosa per il riconoscimento di diritti che dovrebbero essere già acquisiti.
Non si tratta solo di scegliere un istituto, ma di interrogarsi sulla reale capacità della scuola di accogliere, includere e accompagnare lo studente lungo il suo percorso educativo. È proprio in questa fase che emergono le fragilità di un modello che, pur mostrando miglioramenti numerici, resta spesso ancorato a una inclusione formale più che sostanziale.
Studenti con disabilità in aumento, ma l’accesso resta diseguale
I dati Istat confermano una crescita costante del numero di studenti con disabilità. Nell’anno scolastico 2023/2024 erano quasi 359.000, mentre le proiezioni per il 2024/2025 consolidano il dato intorno al 4,7% del totale degli iscritti.
Numeri importanti che però non garantiscono pari condizioni di scelta. Scegliere la scuola non è uguale per tutti, soprattutto quando entrano in gioco continuità didattica, accessibilità degli spazi e supporti adeguati.
La fragilità del sostegno: la continuità resta un miraggio
Uno dei nodi più critici riguarda il sostegno didattico. Nonostante la presenza di circa 246.000 insegnanti di sostegno, la stabilità del percorso educativo resta un obiettivo lontano.
Il 57% degli studenti con disabilità cambia docente di sostegno ogni anno, mentre l’8% subisce addirittura un cambio durante lo stesso anno scolastico.
Un turnover che interrompe la costruzione del rapporto educativo e costringe l’alunno a ripartire ogni volta da una nuova “fase zero”. A questo si aggiunge un ulteriore paradosso: il 27% dei docenti di sostegno non possiede una formazione specifica, essendo stato selezionato da graduatorie curriculari.
Il fenomeno è particolarmente diffuso nel Nord Italia, dove la carenza di personale specializzato porta a soluzioni emergenziali. Inoltre, un docente su dieci viene assegnato in ritardo rispetto all’inizio delle lezioni, lasciando molti studenti senza riferimento proprio nelle settimane più delicate dell’inserimento.
«L’inclusione scolastica rischia di diventare una narrazione pronta all’uso. Non basta iscrivere uno studente, bisogna garantirgli il diritto di abitare lo spazio e la didattica insieme ai compagni. Cambiare insegnante ogni anno significa interrompere un legame umano fondamentale», spiega Helena Pozzi, Project Manager di In&Valid.
Barriere invisibili: edifici scolastici e accessibilità limitata
L’inclusione non si misura solo nella didattica, ma anche negli spazi. E i dati sulle strutture scolastiche raccontano una realtà ancora rigida: solo il 41% delle scuole italiane è accessibile agli studenti con disabilità motoria.
Le barriere, però, non sono solo fisiche. L’accessibilità sensoriale resta quasi inesistente:
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solo l’1% degli istituti dispone di percorsi tattili per studenti ciechi o ipovedenti
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appena il 17% delle scuole è dotato di segnalazioni visive per studenti con sordità o ipoacusia
La mancanza di questi strumenti limita l’autonomia e trasforma la scuola in uno spazio disorientante, dove muoversi da soli diventa impossibile.
Tecnologia e autonomia: un’opportunità ancora negata
In un’epoca di digitalizzazione avanzata, anche la tecnologia rappresenta una barriera. Il 31% degli studenti con disabilità avrebbe bisogno di ausili didattici, mentre il 46% delle scuole è privo di postazioni informatiche adeguate.
Questa carenza incide soprattutto nelle scuole superiori, dove autonomia e competenze digitali sono centrali. Senza strumenti adeguati, l’inclusione si interrompe e l’apprendimento diventa frammentato.
«L’accessibilità non è un optional tecnico, ma la base del rispetto e della cittadinanza. Le attività didattiche devono essere svolte sempre insieme ai compagni, evitando separazioni che rendono l’inclusione solo formale», aggiunge Helena Pozzi.
Iscrizioni 2026: una scelta che pesa sul futuro
Secondo In&Valid, molte delle difficoltà che le persone con disabilità incontrano in età adulta – dall’accesso all’università al lavoro – nascono da percorsi scolastici frammentati. La malinconia che molte famiglie avvertono durante gli open day non è fragilità emotiva, ma consapevolezza delle carenze strutturali del sistema.
Scegliere la scuola nel 2026 non può più essere un atto di fede. Deve diventare un impegno collettivo, capace di trasformare l’iscrizione da procedura amministrativa a vero investimento sull’autonomia e sulle opportunità future.
La scuola, oggi più che mai, è chiamata a smettere di chiedere adattamenti forzati e a diventare uno spazio di espressione condivisa, dove ogni studente possa crescere insieme ai compagni, senza barriere visibili o invisibili.




