Legge di Bilancio 2026: addio a Opzione Donna e nuovi requisiti pensionistici dal 2027

La Legge di Bilancio 2026 introduce cambiamenti rilevanti nel sistema pensionistico italiano. Tra le novità più significative spicca l’eliminazione definitiva di Opzione Donna, insieme a una revisione dei requisiti di accesso alla pensione collegati all’aspettativa di vita, che entreranno in vigore a partire dal 2027. La manovra conferma invece alcune vie di uscita anticipata già esistenti, pur con limiti e condizioni stringenti.
Fine di Opzione Donna: cosa cambia per le lavoratrici
La manovra di bilancio sancisce la chiusura definitiva di Opzione Donna, lo strumento che consentiva alle lavoratrici di accedere anticipatamente alla pensione accettando il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno.
Negli ultimi anni la misura era stata progressivamente ridimensionata, con requisiti sempre più selettivi: almeno 35 anni di contributi, 61 anni di età (ridotti in base al numero di figli) e l’appartenenza a categorie considerate fragili, come lavoratrici licenziate, caregiver o con invalidità pari o superiore al 74%.
Il Governo ha motivato la scelta con il drastico calo delle adesioni, mentre le forze di opposizione hanno duramente contestato l’abolizione, giudicandola un arretramento sul fronte delle tutele previdenziali femminili.
Requisiti pensionistici e aspettativa di vita: aumento graduale dal 2027
La Legge di Bilancio interviene anche sul meccanismo automatico di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, introducendo una forma di attenuazione degli incrementi.
Nel dettaglio:
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nel 2026 restano invariati i requisiti: pensione di vecchiaia a 67 anni con almeno 20 anni di contributi;
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dal 2027 è previsto un aumento di un mese;
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l’incremento complessivo arriverà a tre mesi solo dal 2028.
La pensione anticipata continuerà a richiedere 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con una finestra mobile di tre mesi.
Previdenza complementare e TFR: nuove limitazioni
La manovra introduce ulteriori restrizioni sul fronte della previdenza integrativa. Non sarà più possibile utilizzare la rendita della previdenza complementare per anticipare l’uscita dal lavoro nel caso di pensione interamente contributiva.
Inoltre, le aziende con oltre 40 dipendenti dovranno trasferire all’INPS il TFR dei lavoratori che scelgono di non aderire a forme di previdenza integrativa, rafforzando il ruolo pubblico nella gestione delle risorse.
Le uscite anticipate confermate per il 2026
Nonostante le strette, la Legge di Bilancio proroga alcune misure di flessibilità in uscita.
Ape Sociale
Viene confermata l’Ape Sociale, destinata a chi ha almeno 63 anni e 5 mesi e si trova in condizioni di difficoltà. Possono accedervi:
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lavoratori licenziati;
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caregiver;
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persone con invalidità pari o superiore al 74%;
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addetti a mansioni gravose.
Sono richiesti 30 anni di contributi, che salgono a 36 per i lavori gravosi. L’assegno massimo è pari a 1.500 euro mensili, senza tredicesima.
Quota 41 per lavoratori precoci
Resta attiva anche Quota 41, riservata ai lavoratori che hanno versato almeno 12 mesi di contributi effettivi prima dei 19 anni. L’accesso è consentito con 41 anni di contributi, a condizione di trovarsi in una situazione di disagio (licenziamento, invalidità, attività usuranti o assistenza a familiari). È necessaria la domanda preventiva di verifica dei requisiti all’INPS.
Pensione a 64 anni nel sistema contributivo
La pensione anticipata a 64 anni è confermata per chi rientra interamente nel sistema contributivo. Servono almeno 25 anni di contributi e un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, ovvero circa 1.638 euro mensili nel 2026. La soglia elevata esclude di fatto molti lavoratori con carriere discontinue o salari bassi.
Lavori usuranti e gravosi: regole e limiti
Per chi svolge attività particolarmente faticose restano canali dedicati. I lavoratori impegnati in mansioni gravose possono andare in pensione con 66 anni e 7 mesi di età e almeno 30 anni di contributi. Le categorie interessate includono operai dell’industria, infermieri e insegnanti della scuola dell’infanzia e primaria.
La manovra prevede però una riduzione del fondo destinato all’anticipo pensionistico per i lavori altamente usuranti a partire dal 2033.
Per i lavori usuranti è confermato fino al 2026 l’accesso con quota 97,6 per i lavoratori dipendenti (61 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi) e quota 98,6 per gli autonomi. La misura riguarda chi è nato entro i primi mesi del 1965 e ha svolto in modo continuativo queste attività dal 1991.
Invalidità e Isopensione
Resta attiva la pensione di invalidità per i lavoratori dipendenti con una riduzione della capacità lavorativa pari almeno all’80%: gli uomini possono accedere a partire dai 61 anni, le donne dai 56.
Confermata anche l’Isopensione, che consente uno scivolo fino a sette anni prima della pensione tramite accordo tra azienda e lavoratore, con oneri interamente a carico dell’impresa.


