
Gli studenti dello Stivale sembrerebbero gli unici ad indossare la mascherina a scuola. Gli istituti scolastici hanno infatti reso obbligatoria la chirurgica in classe. L’Italia è stato l’unico Paese europeo a fare una scelta così rigida.
L’Acp
Ma l’Associazione culturale pediatri (Acp) non ci sta. E segnala che tutto nasce da un fraintendimento. L’Istituto Superiore di Sanità (Iss) sottolinea, attraverso le parole di Paolo D’Ancona, del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto, che “la mascherina chirurgica a scuola non è obbligatoria. Lo diventa solo nel caso di istituti che non siano stati in grado di garantire la distanza di almeno un metro tra un banco e l’altro”. “Si tratta di una evidente incongruenza con le indicazioni date dall’Iss”, fa notare Elena Uga, pediatra dell’Associazione culturale pediatri. Secondo cui “la mascherina chirurgica è indispensabile laddove non sia possibile il distanziamento di almeno un metro. Per tutti gli altri casi, cioè ove questa distanza in classe è rispettata, la chirurgica non è obbligatoria”, così come riportato da Vanity Fair.
La nota del Ministero
L’esperto dell’Iss precisa che la nota del Ministero dell’Istruzione dello scorso anno, datata 5 novembre 2020, che stabiliva che, oltre alla mascherina chirurgica, “possono essere utilizzate anche mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili. Anche auto-prodotte in materiali multistrato idonei a fornire un’adeguata barriera, e al contempo forniscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso” non è stata presa in considerazione quest’anno “per via dei timori legati alla variante delta. Si tratta comunque di una decisione del Cts che ha valutato il fatto che, mentre c’è uno standard condiviso, e precise caratteristiche ampiamente testate per la mascherina chirurgica, altrettanto non si può dire per le mascherine di comunità, che nel nostro Paese non ha requisiti standardizzati”.
Dove la mascherina è obbligatoria
I pediatri, però, hanno fatto notare che “l’obbligo di mascherina chirurgica non è imposto per gli uffici, dove, al chiuso, si lavora affianco anche con le mascherine di comunità. Possibile che, per una pandemia verso la quale, come sottolinea l’Oms, i più giovani si sono sempre mostrati più resistenti, siano proprio loro a dover rispettare le regole più rigide?” L’Acp chiarisce anche che “non esistono evidenze solide che al di fuori dei setting sanitari l’uso della mascherina chirurgica riduca il rischio di contagio rispetto a quella di comunità, con o senza variante Delta. A scuola l’attenzione non andrebbe posta sulla tipologia di mascherina. Ma andrebbero fornite a studenti e famiglie chiare indicazioni sulla corretta modalità di utilizzo”.
L’appello al Miur
E lancia un appello al Miur, per riammettere la possibilità di utilizzare mascherine di comunità a scuola. O, in alternativa, l’uso della mascherina chirurgica lavabile e riutilizzabile. In Svizzera la mascherina a scuola non è obbligatoria. In Francia non lo è più nelle primarie, dai 6 ai 12 anni, se il tasso di incidenza di Covid si è stabilizzato al di sotto della soglia di incidenza di 50 per 100.000 abitanti per almeno cinque giorni.
Il parere dei pediatri
La scelta italiana, secondo i pediatri, ha comportato “un grave e ingiustificato dispendio economico e ambientale”. Secondo Uga. “Le mascherine lavabili sono adeguate alla protezione in setting non sanitari, come sottolineato dall’Oms e verificato da numerosi studi. E possono essere pulite a casa lavandole opportunamente, e dunque il loro utilizzo è gestibile istruendo adeguatamente le famiglie”.
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