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Draghi-scuola, il parametro contestato dalle Regioni e il bonus per le famiglie

Scuole chiuse in zona rossa, gialla e arancione in caso di incidenza elevata dei contagi.

Il nuovo Governo ha recepito le indicazioni del Comitato tecnico scientifico e con il nuovo Dpcm, il primo dell’era Draghi, ha predisposto la chiusura delle scuole non solo in zona rossa, ma anche in zona arancione e gialla in caso di incidenza superiore ai 250 contagi ogni 100mila abitanti per almeno 7 giorni di fila.

Le chiusure varranno per gli istituti di ogni ordine e grado, dalle elementari alle superiori.

Scuole chiuse non solamente in zona rossa, ma anche in zona gialla e zona arancione in caso di incidenza elevata dei contagi. Sono queste le novità principali introdotte dal nuovo dpcm, il primo del governo Draghi, sul mondo della scuola.

La decisione finale spetterà però ai presidenti di Regione. Che stabiliranno l’eventuale ricorso alla didattica a distanza per tutti gli studenti, dalle elementari alle superiori, anche in zona gialla e arancione.

Le Regioni avrebbero però preferito che la decisione di chiudere le scuole restasse in capo al governo. Inoltre contestano (non tutte) il parametro dei casi per abitanti, che penalizzerebbe chi fa più tamponi.

Inoltre è stato posto il tema dei bonus per le famiglie con bambini a casa, che saranno costrette a stare coi loro bambini con le scuole chiuse.

Una questione sollevata sia dal presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, che dai comuni. I sindaci, con il presidente dell’Anci, Antonio Decaro, chiedono anche più controlli sugli assembramenti serali: di fatto una stretta sulla movida che non renda vana la chiusura delle scuole.

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