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Draghi al Senato, le priorità per la scuola: nuova formazione docenti e risorse per innovazione

Durante il suo discorso in Senato, il nuovo Presidente incaricato Mario Draghi si è soffermato sul tema scuola approfondendo non solo gli aspetti legati alla pandemia, ma anche quel che riguarda la formazione dei docenti.

Già nel documento “Rapporto Finale del Comitato di esperti istituito con D.M. 21 aprile 2020, n. 203 – Scuola ed Emergenza Covid-19”, coordinato dall’attuale Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, particolare attenzione si rivolge al tema della formazione iniziale.

Il testo sottolinea che la formazione degli insegnanti è un aspetto prioritario per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Questa viene infatti legittimata come fondamentale fattore strategico dalla Commissione Europea e dall’OCSE, nonché inserita negli obiettivi di Europe 2020 e dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile.

Su questo punto, infatti, Draghi parla chiaro: “siamo chiamati disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo”.

Il docente di oggi deve quindi possedere una formazione articolata che permetta di risponde alla domanda delle nuove generazioni, costituite da ragazzi che si evolvono e hanno necessità e richieste di apprendimento sempre più diverse.

A tal proposito, Draghi afferma: “particolare attenzione va riservata agli ITIS (istituti tecnici). In Francia e in Germania, ad esempio, questi istituti sono un pilastro importante del sistema educativo. È stato stimato in circa 3 milioni, nel quinquennio 2019-23, il fabbisogno di diplomati di istituti tecnici nell’area digitale e ambientale. Il Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza assegna 1,5 md agli Itis, 20 volte il finanziamento di un anno normale pre-pandemia. Senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole, rischiamo che quelle risorse vengano sprecate”. Insieme agli insegnanti, quindi, devono cambiare anche le scuole. E bisognerà sfruttare le risorse economiche nel miglior modo possibile affinchè questo possa accadere.

Infine il Premier si sofferma sugli aspetti positivi che vanno colti della didattica a distanza sperimentata negli ultimi tempi: questa esperienza, secondo Draghi, deve essere utile a comprendere come gli strumenti digitali possono essere utili anche per la didattica in presenza.

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