Dati Istat, adesso si laureano più giovani: in provincia dimezzato numero di analfabeti
Il 33,4% della popolazione di oltre 9 anni ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale, il 16,1% la licenza elementare e il 32,4% la licenza di scuola media. Le persone con un titolo universitario e superiore sono il 12,6%

Il tempo della scuola. È il primo titolo che ha dato il presidente incaricato Mario Draghi. È il tempo della scuola, anche perché grande dimenticata in un anno di pandemia . In Campania c’è un incremento e non è poco. Lo confermano i dati istat.
I dati del censimento Istat, però, ci danno uno scatto attuale del livello di scolarizzazione campano: il 33,4% della popolazione di oltre 9 anni ha un diploma di scuola secondaria di secondo grado o di qualifica professionale, il 16,1% la licenza elementare e il 32,4% la licenza di scuola media. Le persone con un titolo universitario e superiore sono il 12,6%.
DATI INSTAT, DIMEZZATA PRESENZA ANALFABETI
Rispetto al censimento 2011, è quasi dimezzata la presenza degli analfabeti (dal 2% all’1,1%) e sono diminuiti gli alfabeti privi di titolo di studio (dal 5,8% al 4,5%). E sono aumentati i laureati dal 10,3% al 12,6%. Ma con differenze per aree geografiche. Perché gli studenti più qualificati (ma anche paradossalmente il tasso di analfabetismo) si trovano più in provincia che in città.
Nello specifico Benevento, Avellino e Salerno sono le province con maggiore presenza di persone con titoli di studio più alti. In tutte e tre, il 14% dei residenti ha un titolo terziario e superiore, di cui oltre il 10% un titolo terziario di secondo livello. La percentuale di persone con il diploma di scuola secondaria di secondo grado o qualifica professionale è pari al 33,4% nella regione e si attesta a 36,9% ad Avellino, a 36,0% a Benevento e leggermente al di sotto a Salerno, 34,5%.
Nelle province di Caserta e di Napoli si registra, al contrario, una maggiore incidenza di persone con licenza di scuola media (33,7% Napoli e 33,5% Caserta). Napoli è l’unica provincia in cui la percentuale di residenti con licenza di scuola elementare (17,0%) supera la media regionale (16,1%), ma è anche quella con la minore quota di analfabeti e alfabeti privi di titolo di studio (5%, nelle altre province supera il 6%).
In generale in Campania la popolazione residente è diminuita di 28.148 abitanti (-4,9 per mille) rispetto all’anno precedente e di 54.667 abitanti (-1,2 per mille in media ogni anno) rispetto al censimento 2011.
Territorialmente la fuga avviene da ogni provincia tranne che a Caserta. È maggiore a Benevento e Avellino (-5,6 per mille in media annua). Più del 50% dei residenti è concentrato nella provincia di Napoli dove si contano 2.574 abitanti per chilometro quadrato e che è il Comune più popoloso con 949 mila abitanti, mentre quello con meno abitanti è Valle dell’Angelo, in provincia di Salerno, con 224 abitanti.
In Campania le donne sono 2.927.527, pari al 51,3% del totale, mentre l’età media è 42,5 anni contro i 45,2 dell’Italia. Dunque si conferma la regione più giovane.
Mentre il comune più giovane è Orta di Atella con una età media di 35,3 anni; quello più vecchio è Castelvetere in Val Fortore, in provincia di Benevento, dove l’età media è di 56,4 anni. Sono aumentati del 7% i residenti di origine straniera (con punte più elevate a Napoli).
L’età media degli stranieri è più bassa di 6,6 anni rispetto a quella degli italiani. Ma per lo più tutti in età da lavoro. Circa la metà (47,3%) degli stranieri residenti in Campania proviene dall’Europa, il 23,7% è originario di un paese africano mentre i cittadini di Asia e America rappresentano, rispettivamente, il 24,6% e il 4,4% del totale. I cittadini ucraini sono il 16,3% del totale degli stranieri residenti e costituiscono la comunità straniera più numerosa, seguiti da rumeni (16,1%) e marocchini (8,8%).
Quanto ai dati sull’occupazione, sempre per i dati Istat – siamo al 47,2%, 5 punti percentuali sotto il corrispondente valore dell’Italia. Gli occupati rappresentano il 37,3% della popolazione oltrei15 anni contro il 45,6% della media nazionale. Sensibilmente più elevato, quindi, il tasso di disoccupazione che è al 20,9% rispetto al 13,1% dell’Italia. Nulla di nuovo, anzi molto di vecchio, il forte squilibro di genere.
IL TASSO DI OCCUPAZIONE
Il tasso di occupazione maschile – si legge nei dati Istat – è al 48,8%, oltre venti punti più elevato di quello femminile; il tasso di disoccupazione è pari al 18,2% e al 25,3%, rispettivamente per uomini e donne. Tra la popolazione residente di oltre 15 anni le forze di lavoro sono 2,3 milioni, 146 mila in più rispetto al 2011 (+6,7%). L’incremento delle persone attive sul mercato del lavoro è dovuto alla crescita degli occupati (+9,2%), soprattutto fra le donne (+12,3%).
In calo, invece, il numero delle persone in cerca di occupazione, nel 2019 sono 484 mila, 7 mila in meno rispetto al precedente censimento (-1,5%). Tra le non forze di lavoro si contano nel 2019 836 mila percettori di pensioni da lavoro o di rendite da capitali (-9,3% rispetto al 2011), 828 mila persone dedite alla cura della casa (-1,3%), 454 mila studenti (+1,5%) e 469 mila persone in altra condizione (+1,8%).




