
Il Consiglio dei Ministri di ieri si è concluso in tarda serata con la mediazione del premier Conte sulla riapertura
delle scuole rappresenta una tregua, ma non certo la fine delle ostilità all’interno dei partiti di maggioranza. Da
una parte la crisi di governo con l’ipotesi di un rimpasto e di un Conte ter, dall’altra, invece la riapertura delle
scuole e l’emergenza Covid-19. Per l’esecutivo è un inizio di 2021 in salita e non è detto che a prolungare le misure che scadranno il prossimo 15 gennaio ci sia l’attuale compagine governativa. Il Ministro Azzolina, dunque, e la maggioranza capeggiata da Conte sono ad un bivio sulla riapertura degli istituti e il ritorno in classe degli studenti.
Come riporta Orizzontescuola, su un aspetto l’esecutivo pare d’accordo: inasprimento delle soglie di incidenza per disegnare la divisione a fasce, divieto di spostamento tra regioni dal 7 gennaio e fino al 15 gennaio, zona arancione nazionale nei festivi e prefestivi fino al 15. Su tutto il resto, invece, è scontro aperto. Nelle ultime ore il fronte dei ‘rigoristi’ e quello degli ‘aperturisti’ hanno dibattuto aspramente. Oltre alle regioni, con il Veneto, la Campania e il Friuli in testa, a chiedere uno slittamento c’era anche il Pd, ma è sul fronte dei trasporti che si è giocata un’altra partita e il ministro De Micheli è finita nel mirino del M5S e di IV.
Alla fine, tra le tre date sul tavolo – 7, 11 e 18 gennaio – com’era ampiamente prevedibile si è scelta quella di mezzo, ma ciò, probabilmente, rappresenta solo un rinvio di una decisione che dovrà essere presa entro il weekend alla luce degli ultimi dati epidemiologici.
Tra 10 giorni, poi, il governo dovrà affrontare la prova dell’aula sul Recovery Plan, ma prima toccherà risolvere il problema del ‘rimpasto’ e non sono escluse sorprese.




