Cronaca

Ascani: “I banchi arriveranno, per ora sono un problema”

“I banchi arriveranno”. Riconosce la difficoltà la viceministra dell’Istruzione, Anna Ascani, ma promette che arriveranno presto. Dal Lazio alla Sicilia i presidi chiedono di avere ancora tempo prima di riaprire perché le regole sono arrivate tardi, i banchi non ci sono, le aule non sono pronte e i supplenti chissà se arriveranno.

L’intervista

Promette Ascani che i banchi arriveranno e chiarisce, in un’intervista al Corriere della Sera, come si sta muovendo il governo. «Il 14 si riapre in presenza e sicurezza — dice Anna Ascani, viceministra dell’Istruzione in quota Pd —. Purtroppo quest’anno si sommano criticità storiche e problemi legati alle precauzioni anti-Covid. Abbiamo fatto molto e non lasceremo indietro nessuno: se i presidi hanno dubbi o problemi abbiamo messo a disposizione un help desk per aiutarli. Nel decreto sui trasporti abbiamo destinato fondi per 34 milioni oltre ai 70 del decreto agosto perché gli enti locali possano pagare l’affitto di spazi privati da destinare alle scuole. In questa settimana stiamo risolvendo le criticità residuali». Criticità tra cui i banchi singoli. Ma i banchi arriveranno.

I problemi

I banchi, che in molte scuole non arrivano prima di ottobre, non sono tanto residuali. «Oggi riapre la scuola a Bolzano e lì il commissario Arcuri, che sta gestendo la consegna, li ha già fatti arrivare a tutti. Sapevamo che un Paese che produce 200 mila banchi all’anno non può produrne 2 milioni e mezzo in un mese. Ma i banchi arriveranno. Avevamo dato 331 milioni alle scuole anche per gli arredi. Poi i presidi ci hanno segnalato l’impossibilità di trovare i banchi e a quel punto abbiamo deciso di centralizzare la gara».

I docenti

Se i banchi arriveranno si rischia però di non trovare i professori a scuola. Anche per i supplenti ci sono troppi errori nelle graduatorie e si rischia di dover rifare le nomine. «Abbiamo digitalizzato il sistema di reclutamento – risponde Ascani – e ci sono alcuni errori. È un problema strutturale e sono contenta che ne parlino non solo gli addetti ai lavori. Dobbiamo riprendere il discorso di come si formano i docenti. L’avevamo fatto con la legge 107, ma poi Bussetti l’ha cancellato.Se si prendono i professori di una stessa classe e si chiede come sono diventati di ruolo, ognuno avrà una storia diversa, chi con le stabilizzazioni, chi con la sanatoria, chi con le scuole di specializzazione».

La supplentite

Con la «Buona scuola» si era detto basta supplentite e invece almeno un terzo dei prof è supplente.
«È vero – risponde Ascani – purtroppo ogni ministro che viene propone una soluzione diversa e così non si riesce a cambiare nulla. Una volta aperte le scuole, mettiamoci a riscrivere le regole per l’accesso al ruolo. Io cambierei anche la prova: bisognerebbe valorizzare di più le capacità dei candidati di svolgere una lezione». Tanti problemi da risolvere. Intanto la promessa è che i banchi arriveranno. Chissà quando.

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