Scuola, mancano migliaia di Ata. Per riapertura ipotesi caserme e orario posticipato

Scuola, mancano migliaia di Ata. Per riapertura ipotesi caserme e orario posticipato.
Una corsa contro il tempo. Il tour de force iniziato all’indomani della presentazione delle linee guida ha una scadenza ravvicinatissima: meno di otto settimane. Amministratori locali, regioni, dirigenti scolastici: sono tutti in perenne attività per cercare di risolvere i problemi, principalmente di spazi.
C’è chi pensa a usare palestre, laboratori, atri, corridoi, giardini e cortili con tensostrutture e chi, come nella Regione Lazio, ha immaginato di andare a fare lezione anche in caserma. Da un primo quadro emerso i questi giorni si può sottolineare come la situazione sia meno grave di quanto si immaginasse, anche se esistono grosse problematiche, di difficile risoluzione, soprattutto in alcuni grandi centri abitati. Emerge però con forza una problematica, da sempre evidenziata dagli operatori del mondo scuola: manca il personale. Soprattutto gli Ata.
Il problema per tutti sono i tempi: le linee guida sono arrivate tardi e ora rimangono meno di due mesi, con le ferie di mezzo, per fare interventi di edilizia leggera. Da Nord a Sud è questa la principale problematica. Fare dei lavori nelle aule significa pensare non solo alle pareti, ma a interventi elettrici ed altro ancora. A Brescia si pensa, per accorciare le tempistiche di usare le mense come laboratori e quest’ultimi come aule. Evitando l’uso di tensostrutture viste le temperature rigide al Nord.
La situazione più difficile è a Roma: una scuola su cinque non sarà in grado di trovare soluzioni interne al problema. In quel caso si useranno, secondo l’assessore regionale all’Istruzione anche le caserme. In extrema ratio si ipotizza l’uso di tensostrutture nei cortili e nei parcheggi e l’affitto di altri luoghi. Difficoltà con gli spazi, ma maggiore ottimismo scendendo verso Sud. Ma emergono altri problemi con forza: trasporti e mancanza di personale Ata su tutti. E qui arrivano proposte totalmente opposte a quelle del Cts. Si ipotizza, infatti, di posticipare l’ingresso a scuola, invece di anticiparlo alle sette come proposto dai tecnici ministeriali.
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