40.000 euro a Istituto per la riapertura. La rivolta dei presidi: A queste condizioni le scuole restano chiuse

40.000 euro a Istituto per la riapertura. La rivolta dei presidi: A queste condizioni le scuole restano chiuse.
Poco meno di quarantamila euro a istituto. Questa la cifra messa a disposizione dei dirigenti scolastici per organizzare la ripartenza dell’anno scolastico a settembre. La comunicazione alle singole scuole è arrivata via Pec nelle ultime 48 ore. Con questi soldi i presidi dovranno assolvere a una serie di compiti: acquistare il materiale per la sanificazione e i termoscanner, identificare aree verdi e attrezzarle, risistemare gli spazi esterni, smaltire i rifiuti, anche quelli speciali, far partire gli appalti per l’edilizia interna, cambiare gli arredi e acquistare o noleggiare tablet e hardware.
Senza considerare che per molti sindacalisti l’acquisto dei Dpi (mascherine, guanti, le tute per gli Ata) dovrebbero essere a carico delle singole scuole. Insomma, il classico “fate voi” all’italiana. Si delega, quanto è stato deciso a livello centrale senza alcuna idea di quali siano poi le reali esigenze dei singoli istituti. Ma a queste condizioni l’anno scolastico difficilmente partirà in sicurezza e regolarità.
Racconta a Repubblica Rossana Piera Guglielmi, dirigente dell’Istituto comprensivo Visconti di Roma (elementari e medie). “Il ministero ci ha lasciati soli fin qui, lo ha fatto anche con la valutazione. Non ci scoraggiamo, però. Ho messo su una task force con genitori, docenti ed esperti. Ingegneri, ispettori del lavoro, medici e scienziati, un apparato di comunicazione. La questione centrale è che faremo sì i doppi turni, ma dimezzeremo le ore di didattica. Rischiamo di tagliare del 50 per cento Italiano, Matematica, Inglese. Alla primaria potremo garantire la mensa e lezioni dalle 8 alle 12. Con i fondi dei genitori qualche attività extra il primo pomeriggio. I nostri bambini non avranno, così, le competenze necessarie. Entro giugno elaboreremo un piano di rientro, ma servono quattro docenti in più per sezione e un’ordinanza che richiami dalle graduatorie un contingente di supplenti da utilizzare da settembre a dicembre”.
In fondo c’è una sicurezza: i 40.000 euro. Come spiega una preside piemontese da soli non bastano. “Non siamo pronti a organizzare la ripartenza. Non credo che il primo settembre potremo avviare i piani di recupero, non ci saranno i docenti. E servono più bidelli, altrimenti ridurremo l’orario”.
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