Cronaca

Un algoritmo calcolerà il rischio del ritorno in classe. Cosa cambia per prof e alunni

Un algoritmo di rischio per il rientro in classe. Sul rischio di danneggiare i bambini nel loro sviluppo se non verrà ripristinata la frequenza scolastica è intervenuto ieri il rettore del Politecnico, Guido Saracco. Il docente coordina la task force di esperti e di scuole al lavoro per il rientro in classe a settembre. «È a scuola che i bimbi maturano il senso di socialità. Dobbiamo fare attenzione al rientro, che dovrebbe essere in presenza per tutti, e fare in modo che le precauzioni di distanziamento non intacchino il senso di socialità». A dare una mano potrà essere un algoritmo che stabilirà i fattori di rischio.

L’esperimento

Le simulazioni procedono. I risultati, che tra qualche settimana saranno inviati alla ministra Azzolina e al comitato di esperti, cominciano a concretizzarsi. Tutto si basa su un numero, un algoritmo. «Abbiamo iniziato a condividerli – spiega l’ingegner Giuseppe Inzerillo, dirigente del liceo classico Alfieri –. La nostra ipotesi, per esempio, con rischio medio, si basa su una componente di lezione in presenza e una a distanza via webcam. Il 50% della classe che è a scuola una settimana resta a casa la settimana seguente. Se la situazione di rischio è più alta, scendiamo al 25% per avere un distanziamento maggiore e la rotazione avviene su 4 settimane. Cerchiamo di far funzionare il modello anche con l’ipotesi meno favorevole, cioè con l’organico oggi a disposizione». Alla fine sarà proposto un insieme di soluzioni basate su un algoritmo.

Un algoritmo del rischio

«La sperimentazione che stiamo conducendo con sette scuole che rappresentano le diverse tipologie di offerta formativa – spiega il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Fabrizio Manca – ha l’obiettivo di simulare come potrebbe configurarsi la riapertura in sicurezza delle attività didattiche a settembre. Sia dal punto di vista organizzativo che della tutela della salute di tutta la comunità scolastica. Le nostre simulazioni, che ipotizzano tre scenari di rischio, sono partite da un’analisi approfondita dei contesti interni ed esterni di ciascuna scuola». Aule magne, laboratori, palestre, refettori, uffici, cucine, bagni. Tutti gli spazi vengono valutati. «Grazie a un algoritmo creato da un architetto e un matematico, docenti di uno degli istituti coinvolti, riusciamo – prosegue Manca – a calcolare per ogni aula, a seconda del perimetro, della morfologia, dell’età degli occupanti, del distanziamento sociale (2 metri rischio basso, 2,5 medio e 3 alto), la densità di studenti gestibili in sicurezza e il numero di insegnanti da utilizzare.

L’elaborazione

Ogni scuola, sulla base delle elaborazioni, compilerà un proprio documento con la proposta di organizzazione del servizio più adatta al suo contesto e al tipo di utenza. Da questi lavori estrapoleremo elementi comuni applicabili a tutte le scuole» . Si baserà tutto sull’algoritmo di rischio. Ancora: «I beta tester, nel tentativo di massimizzare la frequenza in presenza e l’utilizzo efficace dei docenti, stanno valutando tutti gli scenari possibili: ad esempio, tutte le classi iniziali dei cicli, tutte le classi dei licei con dimezzamento alternato degli studenti; tutte le classi prime e seconde dell’istruzione professionale in presenza per contrastare il rischio di dispersione scolastica e così via».

 

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