Lo sfogo del professore Candido: “Governo impreparato e scarica colpe sui docenti”

La lettera di un docente di scuola media, il professore Candido. Il giorno dopo la chiusura delle scuole, il 6 marzo, ha iniziato ha lavorare con i ragazzi a distanza col supporto delle nuove tecnologie, facendo incontri con google meet e adoperando una delle piattaforme per classi virtuali tra le più avanzate.
La lettera
Il professore Giuseppe Candido è un docente di matematica e scienze ma è anche dirigente provinciale Catanzaro-Crotone-Vibo della Gilda insegnanti – Federazione Gilda Unams. Nella sua lettera racconta le difficoltà della «Scuola italiana, quella pubblica e statale, in ogni parte del Paese, e ancor di più nel Mezzogiorno che sconta anni e anni di tagli alla spesa e di “non investimenti”».
Le strutture
«Gli edifici scolastici son quelli che sono dappertutto, e al meridione ci sono scuole – molte scuole – con aule piccole, piccolissime, con banchi doppi e di trent’anni fa, con le tapparelle non avvolgibili se non inesistenti per difendersi dal sole. Per non parlare – scrive il professore Candido – della mancanza di LIM e di computer per ogni aula. Lo Stato, in particolare gli enti statali come Comuni e Province, negli anni hanno accumulato un enorme ritardo anche nella parte strutturale che riguarda la Scuola. Gli edifici scolastici sono quelli che sono, lo sappiamo».
Il materiale didattico
«Ma c’è anche un altro “ritardo”, un ritardo infrastrutturale: mancanza lavagne Interattive, carenza di dispositivi spesso presenti in numero sufficiente non solo per i ragazzi. Ma anche per i docenti che, in più occasioni, pure durante la “normalità” della “didattica tradizionale”, hanno garantito il diritto all’Istruzione con l’ausilio dei loro strumenti informatici. E se oggi sembra a tutti impensabile – scrive il professore Candido – che un computer possa mancare sulla scrivania di un impiegato o di un assistente amministrativo della scuola, a tutti pare normale che i docenti debbano utilizzare la loro strumentazione personale anche in classe».
Il digital divide
«Esiste poi il fenomeno noto come digital divide che divide in alunni di serie A in possesso di computer e/o tablet efficienti. Muniti di “traffico dati” sufficiente a stare collegati ore e ore, e alunni di serie B, che vivono in famiglie più disagiate. E che non dispongono – sottolinea il professoer Candido di device adeguati né di traffico dati a sufficienza e che, ricordiamolo, è un traffico dati a pagamento: per gli alunni e per i loro insegnanti, quando non si trovano nell’edificio scolastico».
Anni di tagli
«Sono decenni che il sistema di Istruzione italiano subisce tagli lineari di spesa; un po’ come per la sanità. L’Osservatorio dell’Università Cattolica – spiega il professore Candido – sui “Conti Pubblici Italiani” nota che la spesa per l’Istruzione del Bel Paese nel 217 è stata solo del 3,9%, mentre la media europea era del 4,7% con Paesi come la Svezia che spendevano e spendono nell’Istruzione quasi il 7% del loro PIL. Ma in quella classifica persino Grecia e Polonia spendevano – in percentuale rispetto al proprio PIL – più dell’Italia. Un’ultima considerazione va fatta sull’età media dei docenti che, in Italia è di 52 anni, con docenti in servizio in aula, fino a 62 anni».
La crisi
«Con queste premesse, con l’emergenza coronavirus e la conseguente sospensione delle attività didattiche prima e la chiusura delle Scuole di ogni Ordine e Grado dopo, con nota 388 del 17 marzo 2020 del capo Dipartimento del sistema educativo di Istruzione e Formazione, il Ministero dell’Istruzione, già MIUR prima della scissione, ha introdotto – di fatto – la didattica a distanza, in sigla amichevole D.a.D.. Uno stravolgimento – secondo il professore Candido – del diritto all’Istruzione strettamente vincolato ai diritti Costituzionali e ai Diritti dell’Uomo. Le limitazioni e i mutamenti imposti con DPCM, circolari e note, vanno – di fatto e di diritto – a stravolgere e a comprimere il diritto all’Istruzione costituzionalmente garantito al pari del diritto alla Salute».
L’attacco al ministro
«Detto ciò, devo dire che sono rimasto basito dall’intervista rilasciata il 2 di maggio dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina a Maria Latella per SkyTG24, sulla ripresa della scuola a settembre che dovrà essere, dice il ministro, “una ripresa scolastica a metà”. Metà classe in presenza e l’altra metà a distanza. Così la socialità sarebbe “garantita”. Ma la cosa che di più fa specie è stato sentire la giornalista accusare i docenti di scarse competenze, e persino della colpa di non aver speso i soldi di edilizia scolastica. Molta parte dei finanziamenti europei e di aver lasciato le loro scuole senza le dovute strutture e infrastrutture informatiche. E la frittata è rigirata – sottolinea il professore Candido. Totalmente. Come se la colpa fosse dei docenti, come se pure la progettazione delle strutture e l’acquisto delle infrastrutture mancato, fosse colpa dei docenti».
L’appello
«Non crede che qualcuno dovrebbe spiegare alla giornalista e anche alla ministra – conclude il professore Candido – che la scuola italiana è la cenerentola d’Europa non perché i suoi docenti non si aggiornano abbastanza ma perché nei decenni la politica non ha più investito nell’istruzione? L’Italia si è dimostrata impreparata all’emergenza. Non c’erano i piani di emergenza anti pandemici che l’OMS ci diceva da anni di fare, i medici sono stati mandati a combattere e spesso a morire privi di mascherine e gli ospedali sono diventati centri primari di diffusione del contagio. Le scuole hanno chiuso ma nonostante l’arretramento strutturale e infrastrutturale i docenti, hanno garantito com’era possibile una didattica a distanza che prima non c’era e che assai difficilmente potrà essere utilizzata nella normalità, non solo perché essa non può sostituire quella relazione educativa essenziale per il processo di insegnamento/apprendimento ma soprattutto perché la scuola italiana non è ancora pronta a questo».
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