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Paritarie, da settembre a rischio 160mila posti di lavoro. E un milione di studenti senza scuola

Paritarie, da settembre a rischio 160mila posti di lavoro. E un milione di studenti senza scuola

In Italia ci sono 12 mila scuole paritarie , dove lavorano 160 mila tra docenti e non docenti e che educano quasi un milione di bambini e ragazzi. Queste scuole rischiano di non riaprire a settembre. La loro esistenza dipende unicamente dal pagamento di rette che le famiglie in questo momento fanno fatica a pagare. Una lotta per la sopravvivenza nella speranza di coinvolgere il ministero dell’Istruzione per l’istituzione di un fondo straordinario che le sostenga.

Paritarie, l’impegno di Toccafondi

Per Gabriele Toccafondi, parlamentare di Italia Viva, non è tempo di partiti e bandierine, “l’urgenza di queste scuole è condivisa”, così come le problematiche, diverse, che in questo momento investono la fascia 0-6 anni rispetto alla scuola dell’obbligo. “Nel primo caso la stragrande maggioranza delle famiglie chiede legittimamente uno sconto o la sospensione delle rette. Difficile dare loro torto in punta di diritto, non ci sono condizioni per erogare un servizio a distanza e sono molti i genitori che hanno perso o rischiano di perdere il lavoro. Continua a pagare le rette chi crede tanto nella scuola scelta per il bambino da volerla sostenere a prescindere anche con sacrificio”.

Altro tema è quello delle scuole dell’obbligo, “qui, con le dovute eccezioni, le famiglie non rivendicano sospensioni: le paritarie, come già detto, si sono attivate immediatamente, diciamo pure per prime, per avviare la didattica a distanza e mantenere il servizio fino alla fine dell’anno scolastico, sostenendo tutte le spese per il materiale didattico, gli affitti dei locali e i costi per i docenti. Qui il problema delle rette in prospettiva è molto grave: una classe di 20 o 30 bambini sta in piedi unicamente grazie a quelle 20 o 30 rette necessarie per erogare in primis gli stipendi agli insegnanti e coprire i costi fissi. Capite bene che una scuola è solo costi e ricavi, non ha margini e non produce utili, se mancano solo 3 o 4 rette in una classe viene meno l’equilibrio economico”. E se metti in cassa integrazione gli insegnanti viene meno un servizio dei cui costi si dovrà occupare lo Stato.

I costi secondo l’Ocse

Costi, calcolati dall’Ocse: lo Stato riconosce un contributo di 500 milioni annui (una media di 500 euro l’anno a studente) alle paritarie, il resto se lo pagano le famiglie. Ogni iscritto alle statali (di ogni ordine e grado, dalle elementari alle superiori) costa invece allo Stato in media tra i 6 e 6.500 euro l’anno. Facile immaginare quanti miliardi dovrebbe tirare fuori lo Stato per garantire piena scolarizzazione a un milione di bambini e ragazzi iscritti alle paritarie se le loro scuole dovessero chiudere.

Come se ne esce? Per Toccafondi la strada è appunto quella del fondo straordinario per l’erogazione di contributi aggiuntivi alle scuole paritarie per l’anno scolastico 2019/2020, “a cui le scuole possano attingere tramite autocertificazione. È la via più pratica e veloce”, più di altre soluzioni, più del buono erogato in favore di famiglie che dovrebbero attestare difficoltà contingenti e dell’erogazione del contributo alle scuole da parte di un Inps e coi tempi di un Inps.

Senza fondo si arriverà alla perdita di posti di lavoro, a un allungamento delle liste per le scuole dell’infanzia e a un sensibile aumento di costi per lo Stato, costretto a trovare posto per un milione di nuovi alunni nelle statali. “Bene ha fatto il governo a firmare il decreto di riparto del contributo scolastico e inserire il settore scolastico tra quelli coperti dalla Cig: ma non basta. Sono certo – conclude Toccafondi – che durante le discussioni parlamentari sui prossimi decreti verranno date alle nostre istanze risposte più concrete”.

 

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