Cronaca

Francesca, prof siciliana, non ha lasciato Bergamo: “Per proteggere la mia terra. Qui è una strage”

Francesca, prof siciliana, non ha lasciato Bergamo: “Per proteggere la mia terra. Qui è una strage”

Ha deciso di non lasciare Bergamo per tornare a casa, in Sicilia. Ligia alle regole, nonostante la paura. Nonostante le bare sui camion militari. Francesca, da 15 anni vive e insegna Lettere in una scuola media della provincia bergamasca. Le sue giornate sono ormai scandite dalle lezioni online con i suoi studenti e la didattica digitale. Ma anche dal silenzio irreale che abbraccia una città che ormai vede solo dal balcone. Le ha raccontate a siracusanews.

Francesca, chiusa in casa da 17 giorni

“Le sirene delle ambulanze  sono rimasti gli unici rumori che sentiamo continuamente – racconta – Sono ormai 17 giorni che non esco di casa. Rimango chiusa nel mio bilocale, con la mia vicina ci parliamo solo dal balcone, non vado neanche al supermercato ma faccio la spesa online anche se adesso è più difficile fare perché ci sono prenotazioni fino anche ad aprile”.

Ormai, nella città lombarda, non c’e una famiglia che non abbia un parente contagiato. Il numero dei morti e infetti sarebbe anche sottostimato. Si viene ricoverati soltanto in casi estremi, quando si ha febbre altissima e zero respirazione. E non sono solo anziani, sono 1.800 trentenni con il Covid-19.

Francesca: colpisce anche i giovani

“Una mia alunna mi ha detto che una sua zia di 35 anni, infermiera, è rimasta contagiata ed è a casa con il mal di testa forte e la febbre. Così come ha preso il virus anche una mia collega, che l’anno prossimo dovrà andare in pensione. E anche la mia dirigente scolastica non sta molto bene”.

Da emigrata siciliana Francesca ha i suoi parenti ed amici ad Augusta. Avrebbe potuto mettersi in macchina settimane fa, quando ancora non c’era alcun divieto e le scuole erano chiuse. Aveva anche pronta la casa di campagna per stare in isolamento volontario per 14 giorni e non entrare in contatto con nessuno,

“Ma ho preferito non venire. L’ho fatto per tutelare, in primis, la mia famiglia e me stessa e poi gli augustani. Per questo mi arrabbio molto  quando vengo a sapere che c’è stato più di un esodo verso il sud. Che ancora ci si imbarca ai traghetti per Messina senza troppi controlli”.

Da qui l’appello a restare a casa e a rispettare tutte le regole, anche perché ancora Augusta ha un solo caso e in provincia i dati non sono comunque altissimi. E si può ancora salvare dalla diffusione del contagio. Perché, in realtà, qui “a Bergamo non si è capita subito la gravità della situazione. All’inizio erano una quarantina i positivi, si parlava di semplice influenza e la gente continuava a uscire. Fino a sabato 7 marzo, approfittando delle belle giornate e quando i locali erano ancora aperti, tanti se ne sono stati in giro, a farsi l’aperitivo in centro anche se era già in atto il contagio. E se già Bergamo, che ha una sanità di eccellenza, non ce la fa, figuriamoci cosa potrebbe succedere in Sicilia con i nostri ospedali.  Non voglio mettere paura, non voglio alimentare il panico, voglio soltanto mettere in guardia da qui, dove la situazione è allucinante: restare a casa è fondamentale. Per tutti”.

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