Coronavirus, gli ottantenni valgono meno dei ventenni? La provocazione di Ferdinando Camon

Coronavirus, gli ottantenni valgono meno dei ventenni? La provocazione di Ferdinando Camon
Un anziano merita di morire più di un giovane solo perché ha vissuto di più. Le notizie che giungono che parlano di una percentuale di decessi del 14% tra gli ultraottontenni lasciano spazio a più di una riflessione. Di certo fa piacere pensare che ci sono larghissime fasce d’età che rischiano pochissimo, se non quasi nulla. Ma, come scrive lo scrittore Ferdinando Camon sul quotidiano LaStampa, occorre riflettere. Camon vive a a venti chilometri da Vo’ che è uno dei focolai del virus. Il dibattito a cui assiste riguarda la notizia che nell’ altro focolaio, Codogno, il contagio sta toccando anche i bambini.
”Questo mi fa piacere, è bello vivere in un popolo che protegge i piccoli, però se permettete mi deprime anche, perché i vecchi cosa sono? La mortalità tra gli ottantenni si aggira sul 14 per cento, ma è un dato che non si cita mai, nessuno lo conosce, lo conosco io perché mi riguarda. E allora mi chiedo: gli ottantenni non contano? Sono considerati già morti? Non hanno più importanza per la società, per la scienza, per la medicina, per la sanità, per l’ informazione, per le famiglie? La loro vita è oggettivamente meno preziosa? È meno ricca di sentimento, di sensibilità, di preoccupazioni, di amore, di relazioni?
I vecchi sono importanti, oso dire più dei giovani, i molto vecchi più dei molto giovani. I molto giovani sono uno spazio da riempire, uno spazio in cui la storia di domani scaricherà materiali che oggi non riusciamo neanche a immaginare. Chissà cosa ci sarà tra quei materiali. Amori, bassezze, viltà, eroismi, egoismi, onestà, menefreghismi, genialità, idiozie. Non sappiamo.
Il nostro amore per i bambini è un amore cieco. Li amiamo a prescindere. Ma i nostri sentimenti per i vecchi non sono ciechi. Riusciti o falliti che siano, i vecchi hanno vissuto, e sono pieni di esperienze. Trattandoli con rispetto e con stima, noi rispettiamo e stimiamo le loro esperienze. Sono fragili, sono preziosi, sono antiquariato. Sono insostituibili.
Un vaso nuovo, se lo rompi, ne prendi un altro tale e quale, ma un vaso antico non lo trovi più.
…Morire vuol sempre dire addio a tutto, e non è vero che il tutto a cui dai l’ addio sia più vasto a vent’ anni che a ottanta, e che perciò la morte di un ventenne sia una morte completa, mentre a ottanta muore solo quella porzioncina di vita che ancora resta.
….Non è che se qualcuno muore vecchio, non suona la campana. La campana suona comunque, perché suona per coloro che restano. È dunque se c’ è questo 14 per cento di ultraottantenni che se contagiati se ne vanno, smettiamola di ignorarli. Perché imbrogliamo noi, non loro”.
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