Concorsi in stallo e aumento di 70euro (lordi). Arriva il conto dell’addio di Fioramonti
Concorsi in stallo e aumento di 70euro (lordi). Arriva il conto dell’addio di Fioramonti
Un aumento che potrebbe essere di soli 70euro lordi, poco più di quaranta netti. Concorsi rinviati a fine 2020, con conseguente spostamento dell’immissione al 2021 per decine di migliaia di insegnanti. Un buco, causato da pensionamenti e annoso problema sostegno, di 250.000 cattedre a settembre. E il Miur che rinvia a metà gennaio l’incontro programmato a dicembre con i sindacati. Insomma non siamo al caos, ma c’è di che essere preoccupati. D’altronde in questi giorni abbiamo un ministro che in realtà non lo è ancora. Anche qui nessuna colpa da imputare alla Azzolina, ma finché il premier Conte non la accompagnerà a giurare nelle mani di Mattarella, non ha alcun potere. Insomma lo stallo a cui stiamo assistendo, mentre crollano i solai delle aule come accade regolarmente da anni, non è un buon auspicio. Per fare, così, chiarezza definiamo alcuni punti.
Il rinnovo del contratto non porterà un aumento a tre cifre, né nette né lorde. Solo 70euro, lordi. Non ci sono i soldi nella legge di bilancio. Ma, soprattutto, le recenti sentenze della Cassazione su ricostruzione di carriera e scatti di anzianità ai precari, nonché sulla retribuzione professionale docenti (RDP) hanno allargato la platea enormemente. Quindi la cifra, già esigua, stanziata, andrà redistribuita.
Concorsi, ordinario e straordinario. Conte non sembra intenzionato a firmare i bandi, nonostante l’interim. Quindi senza firma è tutto bloccato. Nel frattempo si attende il giuramento della Azzolina e i suoi pieni poteri. Il rischio è che si sposti tutto di alcuni mesi. Il problema è che la vicenda ha dei contorni poco chiari, sotto il profilo politico. Fioramonti, infatti, starebbe creando un proprio gruppo parlamentare, si dice in sostegno a Conte. Vorrebbe, quindi, riconosciuto in qualche modo il suo impegno. E il 5stelle sembrano sull’orlo del bing bang. Quindi, si sussurra che prima di fare qualsiasi altro passo il presidente del Consiglio voglia avere un quadro chiaro.
Ma nell’attesa chi paga dazio è la scuola e chi ci lavora.
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