Sono un’insegnante e sono povera, così ho organizzato la sopravvivenza

Sono un’insegnante e sono povera, così ho organizzato la sopravvivenza
Alessia è una docente di sostegno. Ha un marito, dei figli, una casa, un mutuo. Una vita normale, una vita da povera. La sua è una storia come mille altre, di insegnanti costrette a vivere a centinaia di chilometri da casa. A essere precarie per tutta una vita lavorativa. Una vita che sembra estranea al mondo. Un’insegnante, posto statale, stipendio fisso….
La sua storia Alessia l’ha raccontata a internazionale.it. Di come sia riuscita a trovare, per il momento, una soluzione alla precarietà.
Sono un’insegnante. Faccio la docente di sostegno nella scuola dell’infanzia: sono di ruolo a Catania, ma ogni anno chiedo l’assegnazione provvisoria a Palermo per stare vicino ai bambini, visto che mio marito lavora qui come impiegato in un negozio. Noi abbiamo avuto problemi quando abbiamo deciso di comprare questa casa, nel 2017: durante i lavori i materiali per gli impianti sono stati rubati tre volte, così la ristrutturazione è durata molto più a lungo del previsto. Abbiamo dovuto ricomprare materiali per diecimila euro e oltre al mutuo abbiamo dovuto pagare affitti per circa settemila euro. Adesso siamo molto indebitati: un mutuo, due cessioni del quinto dello stipendio e un prestito personale.
Una vicenda più comune di quanto si pensi. Per salvarsi Alessia ha deciso di condividere la casa con un’altra famiglia. Un esperimento che per il momento tiene.
Conoscevo Maria Teresa, già durante un trasloco fra il 2015 e il 2016 avevamo provato a condividere una casa, quella volta l’avevamo fatto per un mese. La situazione lavorativa di suo marito adesso è precipitata: sembrava che a giugno dovesse risolversi, e invece è andata perfino peggio. Così ha deciso di mettersi in congedo parentale: era stressante lavorare e non ricevere lo stipendio, fra l’altro dopo anni trascorsi con il contratto di solidarietà. Nel frattempo, le ho proposto di rimanere qua. Dal 28 settembre ha traslocato ufficialmente.
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