“Basta cattiverie gratuite, perché disapprovate il nostro lavoro?”, insegnante scrive ai genitori degli alunni
“Basta cattiverie gratuite, perché disapprovate il nostro lavoro?”, insegnante scrive ai genitori degli alunni – tratta da www.vitadiocesanapinerolese.it
Caro Genitore, mamma o papà (meglio entrambi),
tuo figlio frequenta la nostra scuola pubblica. No. Troppi aggettivi possessivi. Gli aggettivi possessivi creano le fazioni: un figlio non è “proprietà” di un genitore e la scuola non appartiene agli insegnanti.
Rifacciamo.
Caro Genitore, mamma o papà (meglio entrambi),
il figlio che hai ricevuto frequenta la scuola pubblica del paese. Qui lavorano gli insegnanti. Tra questi chi vi scrive. Come non hai scelto i figli che ti sono stati affidati, non hai scelto gli insegnanti che li seguiranno. Non siamo due fronti contrapposti: entrambi vogliamo il bene di quelle personcine che appartengono a se stesse e che tu e noi abbiamo il compito di rendere autonome e libere.
Il mestiere del genitore è un’arte. Così come educare. Siamo nella stessa barca. Perché allora siamo così spesso divisi? Perché gli insegnanti oggi si sentono così spesso oggetto della tua disapprovazione? Forse per troppo amore. Indiscutibilmente. Ma forse anche perché abbiamo punti di vista diversi non tanto sull’educazione quanto sull’educando che abbiamo davanti.
Tu vedi il “tuo” Piccolo Principe negli aspetti e nelle dinamiche famigliari. Gli insegnanti vedono il “tuo” Pierino nelle dinamiche di gruppo tra i suoi pari (in età) e in un ambiente più ampio.
A casa il ragazzo/a si relaziona con la mamma, il papà e con altri adulti.
Le interazioni paritarie sono con i propri fratelli o sorelle eventuali e con le cose che lo circondano e che sente più vicine a se. A casa i suoi gusti (quelli sì che gli appartengono) sono tenuti in grande considerazione, come è giusto che sia. E le sue reazioni sono legate a quel contesto.
Scuola, la relazione alunno insegnante
A scuola il contesto si amplia molto: le relazioni principali sono con i suoi compagni e le compagne (che non si è scelto/a); con gli amici che si sceglie all’interno del gruppo classe. Le relazioni poi con gli adulti riguardano gli insegnanti che sono chiamati a giudicare quello che fa – mai quello che è! – e con personale A.T.A.
È naturale che il ragazzo in contesti tanto diversi possa apparire diverso agli occhi tuoi rispetto ai miei e viceversa. Le differenze possono essere anche notevoli: «Come è possibile? Mio figlio a casa è così educato!». «A casa non riesco a farlo stare zitto, come mai a scuola non parla?»
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