Susanna Tamaro: “La scuola di oggi soffre di ipocrisia collettiva. Ritorni ad educare”
di Dino Messina – Corriere della Sera
Sulle tracce dell’amato don Lorenzo Milani, Susanna Tamaro scrive mezzo secolo dopo la sua Lettera a una professoressa. Lo fa suscitando la sorpresa di chi rimane spiazzato dall’incursione nel mondo della saggistica da parte di una scrittrice nota per i tanti romanzi di successo. Ma anche il piacere di chi ritrova in questo vademecum di pedagogia per le nuove generazioni aspetti poco conosciuti della sua biografia e temi civili che è venuta sviluppando anche sulle pagine dei giornali.
L’INSEGNANTE
Alzare lo sguardo. Il diritto di crescere, il dovere di educare (Solferino), scritto in forma epistolare come risposta alla lettera di una insegnante, è un pamphlet che unisce la denuncia di un sistema educativo che ha smarrito la strada dopo tante riforme sbagliate, all’invito a un cambio di passo, a una svolta che serva anche a ricucire il patto tra le generazioni.
LA SCRITTRICE
A chi è sorpreso da questa incursione in un campo nuovo, Susanna Tamaro spiega che da ragazza si diplomò all’istituto magistrale sulla spinta di una forte motivazione ideale. Sulla scorta delle letture di Johan Heinrich Pestalozzi, Maria Montessori, Friedrich Fröbel e naturalmente don Milani, ma anche per rispondere a un bisogno personale: evitare ai propri allievi le sofferenze patite da bambina. La scrittrice confessa che oggi rientrerebbe nel gruppo di chi viene catalogato come un Bes (Bisogno educativo speciale). Tamaro non divenne mai insegnante perché non passò l’esame di abilitazione a causa di un diverbio con i membri della commissione d’esame, i quali, irritati da un atteggiamento ritenuto poco rispettoso, bocciarono la candidata con una domanda tranello. Da perfetti burocrati le chiesero quali fossero i requisiti per usufruire di un’aspettativa.
L’IPOCRISIA COLLETTIVA
Secondo la scrittrice, uno dei mali di cui soffre oggi la scuola è una forma di ipocrisia collettiva. A un’apparente attenzione verso il bambino o l’adolescente corrisponde in realtà un’arida presa di distanza. Per cui a un ragazzo, appena entrato nel sistema, può capitare di essere certificato come affetto da discalculia, dislessia, disortografia, disprassia, disgrafia, eccetera. Una occhiuta classificazione, una psichiatrizzazione del bambino, cui non corrisponde tuttavia uno sforzo per fargli superare gli ostacoli. Si preferisce aggirare il problema, non si stimola l’allievo a uno sforzo, al sacrificio necessario per raggiungere un obiettivo. Il sistema è costruito in modo da eliminare le difficoltà e rendere il percorso quanto più piano possibile. In modo che alla fine quasi tutti siano promossi. Tanto a selezionare poi ci penserà il mondo di fuori.
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